Silvio - Putin, i rischi di una amicizia

senza una delegazione di esperti e accompagnato solo dalla propria scorta e dall'assistente personale, Berlusconi fa capire che il viaggio ha anche carattere pubblico. Nella tre giorni pietroburghese si affrontano temi come gas e gasdotti, accordi commerciali e intese produttive.
Nulla da obiettare. E' compito del capo del governo perseguire una politica estera che porti vantaggi economici per il paese.
Il nodo, tutto politico, è costituito dalla speciale partnership che sembra ormai accomunare Roma e Mosca. Spostamento che ha diverse ragioni. In primo luogo la fine del rapporto privilegiato dell'Italia con gli Stati Uniti che caratterizzava l'era Bush.
Rapporto cementato formalmente dalla diplomazia degli affetti e della 'pacca sulla spalla", ma indotto, da parte americana, dalla necessità di creare un asse europeo alternativo, a quello che reggeva la 'vecchia Europa", tra Francia e Germania.
Con Obama alla casa Bianca, le cose sono cambiate. Parigi e Berlino sono tornate in buoni rapporti con Washin×gton e la rendita di cui beneficiava l'Italia nei rap×porti transatlantici è evaporata. L'Italia è tornata un paese meno importante per l'America.
Da qui il tentativo berlusconiano di ritrovare assi preferenziali con la Russia, di spingersi in avanti nell'esplorare possibili mediazioni nella delicata vicenda iraniana o nei rapporti con la Libia. Scelte dettate dalla geopolitica e dai bisogni energetici, non di meno non troppo gradite agli Usa.
Per gli americani non sono in gioco solo pur importanti questioni economiche: la partita sull'energia è politica allo stato puro.
Cosi la decisione italiana a favore del gasdotto South Stream, della joint venture tra Gazprom ed Eni, che dovrebbe portare il gas dalla Russia all'Europa centrale e meridionale attraverso il Mar Nero, non piace a Washington.
L'appoggio a Gazprom provoca, di fatto, la fine del Nabucco, il gasdotto alternativo voluto dall'Europa, e sostenuto dagli Stati Uniti, per evitare la dipendenza da Mosca. Cosi come in riva al Potomac si guarda con grande diffidenza all'intenzione italiana di acquistare gas dalla Russia, accre×scendo in tal modo la vulnerabilità dell'Europa orienta×le che si trova aggirata a nord e a sud dai gasdotti voluti dalla Russia con Germania e Italia. Ancora alla Casa Bianca non piacciono, più che le battute politicamente scorrette sull'abbronzatura, giudicate per quello che sono anche se sul piano personale meno dimenticate di quanto si creda, le rivendicazioni berlusconiane su questioni come la rinuncia allo scudo antimissile, frutto del rapporto diretto tra America e Russa più che dell'evocato 'spirito di pratica di Mare". Obama e Medved, o lo stesso Putin, non hanno bisogno di nessuno che medi tra loro,tanto meno dell'Italia. Imbarazza poi la questione dei diritti umani, sempre più problematici in un paese dove la concentrazione del potere che fa da leva alla rinascita del nazionalismo granderusso non guarda troppo per il sottile a simili temi. Insomma la crescente insofferenza per (l'ex-?), 'amico Silvio" non viene più nascosta negli ambienti diplomatici americani. Al suo ritorno Berlusconi magnificherà i risultati raggiunti e questo dovrebbe far tacere le polemiche, private e pubbliche.
Ma non è detto che il prevedibile, trionfale, bilancio serva a sedare l'irritazione americani. Una diffidenza che potrebbe non offrire sponde esterne al mantenimento degli equilibri politici attuali, se questi dovessero precipitare.

Renzo Guolo