Marchisio out, Italia da ridisegnare

FIRENZE. L'Italia va ridisegnata per colpa di un menisco. La diagnosi ufficiale per Claudio Marchisio l'ha fornita il medico azzurro, professor Enrico Castellacci (Marchisio ha una meniscopatia al ginocchio sinistro). Lippi ha preso nota e ha ripensato l'assetto della nazionale.
'Marchisio ha una meniscopatia al ginocchio sinistro - ha spiegato Castellacci - starà con noi due o tre giorni, prima di partire per Dublino valuteremo se le cure mediche hanno avuto effetto". Altrimenti il centrocampista tornerà a Torino, la Juve lo sottoporrà a un esame clinico (dopo quello che, assicurano dal club bianconero, aveva già escluso lesioni gravi) e valuterà cosa fare. La meniscopatia, ha aggiunto infatti Castellacci, è una sofferenza del menisco esterno che può voler dire semplice infiammazione o lieve lesione: nel primo caso il recupero del giocatore anche solo per la partita con Cipro è comunque difficile, nel secondo (ma al momento l'operazione resta ipotesi lontana) è assolutamente impossibile. Al momento, spiegano in nazionale, non è stato necessario un nuovo esame. Il giocatore comunque è pessimista: 'Va cosi cosi, fa ancora un po' male".
Continuo il contatto con lo staff medico della Juve, e di li il tentativo estremo di tenere Marchisio ancora 48 ore in ritiro azzurro. Ma è chiaro che Lippi prepara le alternative al 4-4-2 provato con successo contro la Bulgaria. In difesa, le scelte sono obbligate dall'assenza dello squalificato Cannavaro. Zambrotta e Grosso la coppia dei terzini, Legrottaglie e Chiellini quella dei centrali. De Rossi si piazzerà di fronte alla difesa per consentire a Pirlo di giocare qualche metro più avanti, dietro la coppia di attaccanti. E qui tre azzurri si giocano due maglie: tra loro Iaquinta è in pole per il posto di centravanti, con lo juventino autore del gol dell'andata all'Irlanda dovrebbero far coppia uno tra Di Natale e Gilardino. A favore del primo gioca il momento d'oro, la necessità di sfruttare il contropiede, la disponibilità a sacrificarsi sulla sinistra.
Capitolo Cassano. Ieri De Rossi ha fatto eccezione alla richiesta di Lippi di chiudere il cerchio azzurro e tener fuori qualsiasi argomento esterno, l'intenzione di De Rossi era quella di difendere questa nazionale, non quelle futuribili o immaginarie. Perchè si può vivere una vita da mediani, cadere e rialzarsi, vincere un Mondiale, guadagnarsi - a detta di Capello - il titolo di miglior giocatore italiano. Il tutto senza chiamarsi Cassano né dare spettacolo, e non per questo sentendosi degli 'sfigati". 'Antonio disse cosi dei ragazzi dell'Under 21 dalla quale rimase fuori - ricorda Daniele De Rossi, simbolo di una nazionale azzurra più grinta che talento puro - ovviamente nessuno di noi lo era, e poi lui è fatto cosi: son dieci anni che proviamo a convincerlo che se non sei come lui non è detto tu sia uno sfigato".
Il centrocampista della Roma, partita dopo partita, si è messo al centro di questa Italia pronta a volare a Dublino per la sfida decisiva verso Sudafrica 2010. Per posizione tattica e per mentalità. 'La nazionale - spiega - non ha mai dato spettacolo, almeno non nel senso dell'Olanda o del Brasile. Non aspettatevi da noi possesso palla e gioco a due tocchi. Ma squadre compatte, personalità, spunti individuali". E allora non ci starebbe bene uno come Cassano? 'Di tutti i nostri attaccanti - è sicuro De Rossi - lui è quello con più talento, il più divertente. Ma se parliamo del problemi del gol, attenti: in campionato segnano di più altri".
Intanto, la nazionale tiene sempre alta l'attenzione sulla severità arbitrale. 'Hauge è il direttore di gara che ha espulso Balotelli in Champions? Sappiamo bene che in campo internazionale si lascia di più giocare per certi versi, ma si è molto più intransigenti per altri" è il commento di De Rossi.