ARCHIVIO il Corriere delle Alpi dal 2003

Pena di morte, una buona chance per l’Università di Feltre

Nel mondo c’è sempre molto lavoro per i boia. Sono 59 i paesi che mantengono la pena di morte anche se non tutti l’anno scorso l’hanno concretamente applicata. E’ la fotografia scattata da Amnesty International nel rapporto 2008. Ogni giorno nel mondo sono state giustiziate in media sette persone, per un totale di 2390 uomini e donne. Nella Repubblica popolare cinese la morte viaggia anche su autobus attrezzati a bordo del quale il boia esegue la sentenza con l’iniezione letale. Le camere della morte mobili sono state rese necessarie anche dal progressivo abbandono del colpo di pistola alla testa. Il cambiamento è stato introdotto su insistenza dei militari preposti. Infatti molti dei condannati in Cina sono trafficanti di droga sieropositivi all’Hiv che con il loro sangue infetto rischiano di contaminare il boia. Il metodo dell’iniezione letale, portato grazie ai bus fin anche nelle località più sperdute, è più pulito e sicuro. Il mezzo è dotato anche di una telecamera che filma l’esecuzione in modo che rimanga una registrazione da visionare in caso di eventuali contestazioni procedurali. A futura memoria.
 In Iran tra i metodi più in voga ci sono l’impiccagione e la lapidazione, in Arabia Saudita la decapitazione pubblica. Rimane tuttavia in ombra il ruolo del boia, al quale sempre si richiede una propensione spirituale, ma non necessariamente un’alta specializzazione. Accade così talvolta che un boia maldestro faccia soffrire inutilmente il condannato, prolungando spesso i tempi dell’esecuzione oltre un corretto equilibrio tra costi e benefici e sforando il budget. Ma forse non tutto il male vien per nuocere. Potrebbe essere una chance per garantire un futuro all’Università di Feltre, che molti si ostinano a definire inutile. Il futuro dell’università di Feltre è quello di diventare interessante per gli studenti di altre province e regioni. Perché sia possibile, servono dei corsi di eccellenza che abbiano un richiamo nazionale ed internazionale. Lo aveva detto anche Sergio Reolon, presidente della Provincia, già il 13 marzo 2007.

di Nino Stria
Finalmente è stato trovato un accordo sull’università. Era ora. Stabilisce che: punto uno, l’università bisogna farla per sottrarre i giovani bellunesi al triste destino della fabbrica e della birra; punto due, l’università deve accrescere l’attrattività del territorio, cioè far arrivare a Belluno tanta gente per studiare e insegnare. C’è un solo modo: avviare un corso di laurea raro e di eccellenza. Oggi nel mondo se non sei raro non esisti. Li chiamano così: servizi rari e di eccellenza.
 Furono perciò subito scartati i soliti corsi di dolomitologia, idroglaciologia, epistemologia del formaggio, critica della region pura, autonomia patologica e simili: tutte cose già note, già esistenti. Si optò su una materia unica al mondo: un corso di laurea per la formazione di carnefici. Si era discusso a lungo se il corso di laurea fosse morale o no. Sul sentimento prevalse la ragione: la pena di morte esisteva de facto, dunque esisteva anche la figura professionale del carnefice. C’era una grande richiesta di carnefici preparati, soprattutto dopo alcuni sgradevoli incidenti. Nel Texas un addetto impreparato aveva sbagliato voltaggio carbonizzando inutilmente un condannato, mentre in Iraq un famoso impiccando era stato praticamente decapitato dalla corda. Era certo che i giovani laureati avrebbero trovato subito lavoro. Quell’università non sarebbe stata una fabbrica di disoccupati, come succede spesso con lauree in materie improbabili come scienze della comunicazione. Nel mondo c’erano un mucchio di Stati che applicavano la pena di morte ed avevano bisogno di boia, e anche lì dove era proibita si usava di nascosto, insieme alla tortura, però esisteva. Eppure in nessuna parte del mondo si insegnava come fare. Un corso di laurea in pena di morte possedeva in sè anche un alto valore umanitario perché avrebbe sfornato tecnici esperti che avrebbero garantito esecuzioni capitali veloci e indolori, senza inutili spargimenti di sangue.
 Tra le materie fondamentali del piano di studi vennero previste: La pena di morte nella storia; Gasologia; Cappiologia comparata; Tortura I (teoria e pratica su volontari); Tortura II (danni collaterali); Storia della tecnologia (Louisette e Guillottin); Tortura III (tecnica applicata); Tortura IV (torturologia destrutturata, esercizi di laboratorio); Elementi di impalamento morale; Fucilazione come pena umanitaria; Teoria e pratica del colpo di grazia; Pena di morte come riduzione del danno I (impiccarne uno per educarne cento); Pena di morte come riduzione del danno II (il metodo Ruk-Zuk e la teoria della velocità di esecuzione); Pena di morte e teoria dei quanti (melius abundare quam deficere); Morte per fuoco nel Medioevo (con annesso campionato sportivo di caccia alle streghe); Morte per acqua all’epoca di Noè; Iniezione fatale; Storia dei movimenti contemporanei: “boia chi molla”; Ludologia comparata: tiro di fune e tiro alla fune.
 Feltre riuscì così ad avere una università unica al mondo. Vennero a studiare da ogni angolo del pianeta, ma in particolare da Alabama, Ossetia e Uganda. Il primo anno si erano iscritti anche alcuni cinesi, ma l’anno dopo non si videro più. Forse furono espulsi perché copiavano oppure si erano accorti che non avevano niente da imparare.