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Idea, pranzo di nozze al ristorante del parco

Nell’attesa di conoscere chi gestirà quest’anno l’ostello e ristorante Imperina di Rivamonte, il Parco può tracciare un bilancio del primo anno di attività, affidato alla cooperativa «Un mondo di idee», che in dicembre ha esaurito la funzione di rilancio della struttura ricavata a ridosso del sito minerario. «Abbiamo accettato con piacere questa sfida», raccontano i responsabili della cooperativa,«perché crediamo nella mission istituzionale di questo ente».
 Una missione di tutela di un territorio di straordinaria valenza paesaggistica e naturalistica. «Abbiamo accettato», continuano, «anche perché riteniamo fondamentale promuovere un turismo sostenibile, pronto a fornire uno strumento privilegiato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni di rispetto dell’ambiente e del patrimonio storico e culturale».
 Il bilancio di dodici mesi di gestione racconta di un aumento esponenziale di visitatori e fruitori, tra villeggianti di giornata e turisti che hanno deciso di trascorrere qualche giornata all’ombra delle Dolomiti. Scoprendo che il Parco ed il suo territorio non sono soltanto montagne, torrenti, boschi, piante ed animali, ma anche prodotti agricoli tipici che costituiscono una sintesi perfetta del binomio uomo natura. Ed alla fine, la chiusura, con il botto, è stata legata proprio alla ristorazione, con un pranzo di nozze organizzato in dicembre.
 «La nostra ristorazione è stata particolarmente apprezzata: sono stati utilizzati prodotti provenienti da aziende dei 15 comuni del Parco e certificati con il marchio dell’Ente stesso grazie al progetto Carta Qualità. Piatti semplici ma unici, piatti che raccontano la nostra storia, dove, fino al secondo dopoguerra, la pastorizia ovina, l’ allevamento di bovini, la produzione di formaggi, ma anche di carni e salumi, vecchie varietà di mele, miele, orzo agordino, farro, noce e marrone di Feltre e molte altre ancora erano le attività principali».
 Per portare avanti la propria attività, la cooperativa «Un mondo di idee» si è affidata a personale giovane e prevalentemente agordino, in modo tale che il sito minerario di valle Imperina, luogo ieri testimonianza di fatica e di sudore, diventasse oggi simbolo tra i giovani agordini anche di cultura e di saperi, e di sapori bellunesi. «Abbiamo insistito molto anche sulla sensibilizzazione ambientale che abbiamo voluto trasmettere ai fruitori della struttura: dall’uso razionale delle risorse (acqua, energia), fino all’utilizzo di prodotti per la pulizia ecocompatibil, che sono serviti per caratterizzare ulteriormente un luogo che ben presto ha ottenuto numerosi apprezzamenti». Grazie a questi primi dodici mesi di attività, l’ostello ed il ristorante Imperina si sono guadagnati il plauso dell’Ente Parco, conquistando favori un po’ ovunque. La sfida che ora attende chi subentrerà nella gestione appare quindi impegnativa: confermare i passi avanti mostrati sinora e progredire ulteriormente, contribuendo al rilancio definitivo della valle agordina. (i.p.)

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