L'«apolide» Luca

BELLUNO. Il rugby 'panet e salam" di Luca Tramontin. Luca non ha mai dimenticato le sue origini bellunesi; ora lavora a Sportitalia e per la tv svizzera e si occupa ovviamente di rugby; ma ha ricevuto anche una terza convocazione nella nazionale svizzera, dopo quella con l'Ungheria. Lo troviamo prima della diretta di Italia-Irlanda del 'Sei nazioni" giovanile e parla volentieri per spiegare questa sua seconda giovinezza rugbystica. «La cosa è semplice», ammette, «la mia esperienza con l'Ungheria è terminata; la nazionale svolgeva troppi ritiri, incompatibili con le mie possibilità».
«Io, purtroppo, con il mio lavoro, non avevo tempo per essere tanto presente e quindi ho dovuto smettere. Poi mi è capitata quest'occasione con la Svizzera; l'allenatore Patrice Philippe mi ha chiamato già tre volte, sto proprio partendo ora per un altro ritiro. Ma, se anche sono eleggibile visto che vivo a Bellinzona, ho però giocato con un'altra nazionale e quindi non posso vestire la maglia rossocrociata. L'allenatore sperava di poter ottenere una deroga straordinaria», aggiunge, «ma si creerebbe un precedente e, dopo i 40 anni, magari tanti giocatori potrebbero scegliersi la nazionale. E quindi non se ne farà nulla».
Alla tua età hai cosi tanti estimatori?
«Guarda, fisicamente sto bene, meglio di quando avevo 20 anni; in questi paesi piccoli mancano i giocatori di due metri perchè quelli di queste altezze fanno ancora altri sport. Io per questo ho avuto queste possibilità, non certo perchè sono forte. Anzi, sono sempre stato un giocatore mediocre. Però queste nazionali, e dico Ungheria e Svizzera, si equivalgono; sono intorno al 50º posto del ranking mondiale e la palla ovale sta crescendo, in Svizzera soprattutto nella parte francofona».
A Lugano avete creato una squadra e una colonia veneto-bellunese.
«E' una cosa bella. In sei mesi abbiamo formato la squadra, siamo iscritti alla terza divisione; ci sono io, lo sponsor è di Salce, Gianantonio Sottile con la sua Bio Artech; l'allenatore è di Treviso, Gianfranco Viola, ex Casale e Benetton; poi alcuni giocatori veneti che lavorano in Svizzera e che per passione dedicano qualche ora a questo splendido sport. La società ha una quarantina di atleti e poi c'è la squadra femminile che gioca il touch rugby, quello senza contatto. Una gran bella esperienza».
Insomma tra televisione e rugby ormai sei un divo...
«No, sono l'antidivo per eccellenza, per il mio carattere e soprattutto perchè non sono nessuno. Tra l'altro, ora che siamo nel 2008, festeggio i vent'anni da quando nel 1988 ero tornato a giocare a Belluno. E mi ricordo di un episodio che mi è venuto in mente proprio ora. La squadra gialloblù era in A2, io facevo spesso panchina; ripeto, non ero un grande giocatore, non avevo stile, mio fratello era molto più forte. Ma successe che Bollesan mi voleva chiamare per una convocazione con la nazionale universitaria. Mi presero molto in giro, nessuno ci credeva, ma era vero. Bollesan venne a Livorno per vedermi giocare ma io stetti in panchina e la presi male; ma la cosa buffa è che era vero e nessuno ci credeva. A distanza di vent'anni le cose sono cambiate, ma io ho un bel ricordo degli amici di Belluno con i quali vado ancora a volte a giocare a touch».
Tra l'altro anche nelle telecronache tu dimostri un attacamento alle radici bellunesi; fai sempre qualche paragone o dici qualche parola in dialetto bellunese.
«Certo, sono fiero e ho ricordi bellissimi degli amici di Belluno. Ora sono impegnato, ho un bimbo di otto anni, il lavoro a Sportitalia e alla tv svizzera. E porto i ragazzini a vedere le partite che commento; un modo per avvicinarli al rugby che non è sport violento. Ho poco tempo per tornare a Belluno, ma ce l'ho nel cuore».