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Rivolta dei partiti minori: «Legge truffa»


 ROMA. Mastella sull’orlo di una crisi di governo, l’Udc che grida alla «legge truffa», il Pdci che accusa Rifondazione e minaccia di rovesciare il tavolo della Cosa rossa. E poi Prodi che assicura candido: «Io non l’ho letta». Non parte certo col vento in poppa la “bozza Bianco”, l’ultima proposta di riforma elettorale a cadere nell’arena politica, la prima a essere messa nero su bianco in Parlamento.
 Quella su cui continuano soprattutto ad essere d’accordo Veltroni e Berlusconi.
 Solo «una base di partenza», ribadisce Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. La partita è però ufficialmente aperta. Oggi se ne fisseranno anche i tempi: quasi certamente la scadenza del 7 gennaio per presentare emendamenti, poi un paio di settimane per il lavoro in commissione e, intorno al 21-22 gennaio, l’approdo in aula. Sempre che tutto non si incagli prima magari per una crisi di governo.
 Fuori dai funanbolismi tecnici, che cosa c’è di nuovo nella bozza presentata ieri in Senato? Una correzione della proposta elaborata da Salvatore Vassallo e presentata da Veltroni, per mitigare l’effetto a favore dei partiti maggiori. Ma di poco. Fra i punti più contrastati c’è infatti lo sbarramento del 5% a livello nazionale, con un’unica deroga per i partiti che superano il 7% in almeno 5 circoscrizioni (più o meno tre regioni). In altre parole: sarebbe salva la Lega, ma non l’Udeur di Mastella e tutti i piccoli del centrosinistra. E non c’è recupero dei resti, cosa che penalizzerebbe l’Udc e Rifondazione.
 La proposta attuale si avvicina in ogni caso di più al modello tedesco rispetto al «Vassallum». Veltroni dà la sua benedizione: «Va nella giusta direzione. E’ una buona base di partenza, che noi condividiamo». Nega di cercare un rapporto privilegiato con Forza Italia o di voler scavalcare qualcuno. Sull’altra sponda gli fa eco Berlusconi, che anzi sembra insistere anche nel rilanciare l’idea di un governo di larghe intese col Pd. Sarebbe meglio il Vassallum che ha proposto Veltroni, sostiene il Cavaliere, ma «accetterei anche il modello tedesco con correttivi, come per esempio la dichiarazione vincolante delle alleanze prima del voto. Comunque si può discutere anche sulla legge tedesca in quanto noi siamo persone di buon senso».
 Ma Berlusconi apre, anzi spalanca tutte le porte al dialogo con Veltroni e se possibile anche a qualcosa di più. «Se si riuscissero a superare gli steccati che ci sono dall’una e dall’altra parte - dice infatti - e le persone responsabili dell’altra parte si rendessero disponibili a un dialogo a tutto campo sarebbe il massimo. Nel cuore degli italiani - assicura - c’è questa aspirazione». A chi si riferisce? Ovviamente a Veltroni «con il quale ho lavorato benissimo quando io ero presidente del Consiglio e lui sindaco di Roma». Ma non solo. «Di Veltroni mi fido, ha presentato un progetto e penso che lo porterà avanti», dice Berlusconi. E di D’Alema? «E perché non dovrei fidarmi?».
 Ribadita la consonanza d’interessi dei due partiti maggiori, resta ora da vedere se Pd e FI riusciranno a vincere resistenze e sospetti di almeno qualcuno dei rispettivi alleati. Non c’è dubbio che anche la bozza Bianco è una sorta di campana a morte per i piccoli o piccolissimi partiti. E in prima fila fra chi giura di vender cara la pelle c’è Clemente Mastella che ieri non ha partecipato al consiglio dei ministri e avverte già di sentirsi «più fuori che dentro» il governo.
 Forse anche per questo, per il momento Prodi si guarda bene dal prendere posizione. Anzi fa sapere di non aver neanche letto la bozza Bianco. Circostanza assai improbabile, ma che si spera possa spegnere i focolai più pericolosi per la navigazione del governo.
 Veltroni fa sapere di voler continuare per la sua strada per dare all’Italia una democrazia non paralizzata dai veti. «In questi giorni ho letto cose sguaiate: inciuci, imbrogli, legge truffa... faccio finta di niente, ma a nessuno è consentito dire o così, o niente». Ce l’ha ovviamente anche con Casini (ancora ieri Lorenzo Cesa, segretario Udc, ha sparato contro la «legge truffa»), che, dice Veltroni, «è moderato a giorni alterni». Casini replica è al vetriolo: «Per lui se non sei suo complice sei estremista, e oggi l’unico moderato è Berlusconi».
- Andrea Palombi