12 dicembre 2007 —
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Attualità
ROMA. Mastella sullorlo di una crisi di governo, lUdc che grida alla «legge truffa», il Pdci che accusa Rifondazione e minaccia di rovesciare il tavolo della Cosa rossa. E poi Prodi che assicura candido: «Io non lho letta». Non parte certo col vento in poppa la bozza Bianco, lultima proposta di riforma elettorale a cadere nellarena politica, la prima a essere messa nero su bianco in Parlamento.
Quella su cui continuano soprattutto ad essere daccordo Veltroni e Berlusconi.
Solo «una base di partenza», ribadisce Enzo Bianco, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. La partita è però ufficialmente aperta. Oggi se ne fisseranno anche i tempi: quasi certamente la scadenza del 7 gennaio per presentare emendamenti, poi un paio di settimane per il lavoro in commissione e, intorno al 21-22 gennaio, lapprodo in aula. Sempre che tutto non si incagli prima magari per una crisi di governo.
Fuori dai funanbolismi tecnici, che cosa cè di nuovo nella bozza presentata ieri in Senato? Una correzione della proposta elaborata da Salvatore Vassallo e presentata da Veltroni, per mitigare leffetto a favore dei partiti maggiori. Ma di poco. Fra i punti più contrastati cè infatti lo sbarramento del 5% a livello nazionale, con ununica deroga per i partiti che superano il 7% in almeno 5 circoscrizioni (più o meno tre regioni). In altre parole: sarebbe salva la Lega, ma non lUdeur di Mastella e tutti i piccoli del centrosinistra. E non cè recupero dei resti, cosa che penalizzerebbe lUdc e Rifondazione.
La proposta attuale si avvicina in ogni caso di più al modello tedesco rispetto al «Vassallum». Veltroni dà la sua benedizione: «Va nella giusta direzione. E una buona base di partenza, che noi condividiamo». Nega di cercare un rapporto privilegiato con Forza Italia o di voler scavalcare qualcuno. Sullaltra sponda gli fa eco Berlusconi, che anzi sembra insistere anche nel rilanciare lidea di un governo di larghe intese col Pd. Sarebbe meglio il Vassallum che ha proposto Veltroni, sostiene il Cavaliere, ma «accetterei anche il modello tedesco con correttivi, come per esempio la dichiarazione vincolante delle alleanze prima del voto. Comunque si può discutere anche sulla legge tedesca in quanto noi siamo persone di buon senso».
Ma Berlusconi apre, anzi spalanca tutte le porte al dialogo con Veltroni e se possibile anche a qualcosa di più. «Se si riuscissero a superare gli steccati che ci sono dalluna e dallaltra parte - dice infatti - e le persone responsabili dellaltra parte si rendessero disponibili a un dialogo a tutto campo sarebbe il massimo. Nel cuore degli italiani - assicura - cè questa aspirazione». A chi si riferisce? Ovviamente a Veltroni «con il quale ho lavorato benissimo quando io ero presidente del Consiglio e lui sindaco di Roma». Ma non solo. «Di Veltroni mi fido, ha presentato un progetto e penso che lo porterà avanti», dice Berlusconi. E di DAlema? «E perché non dovrei fidarmi?».
Ribadita la consonanza dinteressi dei due partiti maggiori, resta ora da vedere se Pd e FI riusciranno a vincere resistenze e sospetti di almeno qualcuno dei rispettivi alleati. Non cè dubbio che anche la bozza Bianco è una sorta di campana a morte per i piccoli o piccolissimi partiti. E in prima fila fra chi giura di vender cara la pelle cè Clemente Mastella che ieri non ha partecipato al consiglio dei ministri e avverte già di sentirsi «più fuori che dentro» il governo.
Forse anche per questo, per il momento Prodi si guarda bene dal prendere posizione. Anzi fa sapere di non aver neanche letto la bozza Bianco. Circostanza assai improbabile, ma che si spera possa spegnere i focolai più pericolosi per la navigazione del governo.
Veltroni fa sapere di voler continuare per la sua strada per dare allItalia una democrazia non paralizzata dai veti. «In questi giorni ho letto cose sguaiate: inciuci, imbrogli, legge truffa... faccio finta di niente, ma a nessuno è consentito dire o così, o niente». Ce lha ovviamente anche con Casini (ancora ieri Lorenzo Cesa, segretario Udc, ha sparato contro la «legge truffa»), che, dice Veltroni, «è moderato a giorni alterni». Casini replica è al vetriolo: «Per lui se non sei suo complice sei estremista, e oggi lunico moderato è Berlusconi».
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Andrea Palombi