Daniela Da Forno, l'ultramaratoneta


PIEVE DI CADORE.100 chilometri di fatica e sogni. La cadorina Daniela Da Forno è tornata dai mondiali della 100 chilometri su strada di Windschofen in Olanda con un eccellente ventunesimo posto fra le donne, nona nella categoria W35, quinta nella prova a squadre con l'Italia e 98ª assoluta. Ma ciò che conta di più con il grande tempo di 8 ore e 18 minuti. Nella gara valida anche come campionato europeo 11ª tra le donne, terza a squadre e terza italiana in gara, in pratica un successone.
«Sono soddisfatta - ammette Daniela - abbiamo corso su un circuito di 10 chilometri tutto nel paese, da ripetere 10 volte e con un pubblico numeroso e molto caldo. La temperatura era ideale, non c'era caldo come volevo, visto che mi sono allenata otto mesi ad Alleghe dove lavoravo. Ho corso in 8.18, mentre a novembre a Tarquinia avevo fatto 8.37, un bel miglioramento che non mi aspettavo».
Ma come si preparano e come si corrono queste ultra maratone?
«Soprattutto con la testa io ho fatto la mia strategia. Ho corso in modo regolare rispettando i miei passaggi e il ritmo. C'è chi parte forte e poi molla, chi accelera dopo. Ognuno fa i suoi calcoli, io mi baso sulla regolarità e questa tattica ha pagato perchè sono andata molto bene. Anzi sono arrivata fresca e neppure troppo stanca, visto che l'ultimo chilometro ne avevo ancora e ho corso in 4.20. Sono sorpresa di questo risultato e anche della convocazione in azzurro, perchè ho avuto duiversi problemi fisici. In pratica la gara l'ho preparata in tre mesi perchè prima ho avuto una bronchite. Ho corso la maratona di Ferrara, poi ho sofferto di una fascite plantare fastidiosa che mi ha fermato due mesi, in pratica con la Cortina - Dobbiaco e la maratona di Jesolo sono riuscita a mettermi abbastanza a posto e farmi trovare pronta. E' chiaro che avevo nel motore gli 850 chilometri corsi l'anno precedente e questi sono sempre una bella scorta».
Come nasce Daniela Da Forno ultramaratoneta?
«Ho fatto tutto anche se sono nata con la corsa in montagna. Poi l'ambiente delle ultra maratone mi è subito piaciuto. C'è grande solidarietà tra atleti, si fatica assieme e ora non cambierei per nulla al mondo. Io tra l'altro ho una fortuna, aver iniziato a correre solo cinque anni fa, quindi sono fresca e credo di poter fare ancora qualche anno a buoni livelli. Nel 2012 tra l'altro questo tipo di gare potrebbe diventare disciplina olimpica e sarebbe un sogno potervi partecipare».
Qualcuno dice che per correre 100 chilometri a questi livelli ci vuole un certo... doping
«Come in tutti gli sport ci sarà forse qualcuno che fa il furbo, ma vi assicuro che anche noi siamo controllati. La Iaaf non risparmia controlli, la nostra atleta di punta Monica Carlin li ha subiti più volte e sono sempre controlli a sorpresa. Quindi mi sento di sfatare questo tabù e difendere la categoria. Non è cosi impossibile correre 100 chilometri, basta tanto allenamento, sacrifici e molta testa. Io sono una dilettante come tutti gli italiani, lavoro otto ore al giorno, la Fidal ci paga il viaggio e ci da un buono ninente più. La passione è il nostro doping».
Prossimi appuntamenti in programma?
«Tra due mesi ci sono i tricolori e tra un mesetto farò una maratona per prepararmi. Ma non sono mai ferma neppure d'inverno, quando trovo sempre il modo di correre. Magari faccio un poco di sci di fondo, di scialpinismo, a volte bicicletta. Mi preparo e mi diverto».

Roberto Ferigo