Gli atti della famiglia Vecellio


BELLUNO.Bisogna munirsi di una certa pazienza, oltre che di un buon paio di occhiali. Gli Indiana Jones dell'archivistica hanno bisogno più di letture certosine, che non di muscoli. Ma l'avventura, garantito, non manca. Perchè la luce che un vecchio documento notarile sa accendere su una storia - illuminandone anche le pieghe più inaspettate - è di quelle sincere, che difficilmente ingannano.
Cosi, se il nome Tiziano e il cognome Vecellio vi chiedono in queste settimane sempre più attenzione, siate pronti non solo a mettervi davanti ai quadri e a seguire le pennellate del famoso rosso che riempiranno da capo a piedi Palazzo Crepadona con 'L'ultimo atto". Un poco discosto dalle vetrate di Mario Botta, nell'antica sede che ospita l'Archivio di Stato di Belluno, una piccola esposizione si prepara ad appoggiare la grande mostra, offrendo al pubblico una preziosa selezione di documenti per lo più inediti.
Una chicca per intenditori e bibliofili, sicuramente. Che ha, nella sua semplicità, tutte le chance in regola per conquistare anche qualche neofito delle antiche scritture. 'Attorno a Tiziano - Documenti sulla famiglia Vecellio tra Cadore e Belluno" attinge dal materiale conservato nell'Archivio di Stato: si tratta di una decina di documenti datati tra il XVI e il XVII secolo.
«Ci siamo agganciati al clima dei tempi», afferma il direttore, Eurigio Tonetti, curatore della piccola esposizione insieme all'archivista Donatella Bartolini, «per raccontare al pubblico che anche i discendenti di Tiziano andavano dal notaio; accanto ai documenti della Magnifica Comunità di Cadore, anche a Belluno esistono tracce che parlano della famiglia Vecellio e del loro rapporto con la città».
Se il primo documento rimanda direttamente alla fama di economo e abile gestore del proprio patrimonio che Tiziano si fece sin da subito (si tratta di un atto del 1528 'che testimonia l'attività di prestatori dei fratelli Vecellio", chiosa Donatella Bartolini), altri fogli sono altrettanto interessanti per la tracce che lasciano. Uno, ad esempio, è uno scrupolosissimo inventario dei beni della famiglia Vecellio al momento di confluire nel patrimonio dei Pellizzaroli. L'atto è del 1673: Anzoletta Vecellio di Pieve di Cadore ha portato in dote un vero patrimonio. Non si contano gli armadi e i mobili con lo stemma di famiglia, ma si parla anche di un quadro: 'Il quadro del ritratto del gran Titian" dato in prestito a un notabile Carlo Galeazzi, le cui cornici soltanto sarebbero rimaste in casa del Pellizzaroli. Che fine avrà fatto il quadro? Si tratta di una tela già individuata? Mistero aperto.
Altra curiosità riguarda invece Cesare Vecellio: che si scopre, in un documento del 1582, unico partecipante insieme a Niccolò De Stefani al concorso per la realizzazione del gonfalone della Confraternita di Santa Maria dei Battuti. Fu proprio Vecellio ad aggiudicarsi la vittoria per una spesa di dodici ducati, salvo poi chiedere due piccoli rabbocchi. Insomma, la mostra dell'Archivio di Stato, pensata e organizzata autonomamente, una cosa sicuramente la dimostra: che, cioè, nonostante la popolarità di cui nei secoli ha goduto un personaggio come Tiziano, molto ancora è possibile scoprire su di lui e sulla sua famiglia.
La mostra sarà visitabile negli orari di apertura dell'Archivio (lunedi giovedi e venerdi dalle 8.15 alle 17.30; martedi e mercoledi dalle 8.15 alle 14) in via Santa Maria dei Battuti 3 (telefono 0437.940061).

Michela Fregona