Caviola, 63 anni fa la strage

FALCADE.Ricorre in questi giorni il 63º anniversario della strage nazista della Valle del Biois, legata al rastrellamento antipartigiano tra la zona di Falcade e il passo Rolle compiuto tra il 20 e il 21 agosto del 1944 da un gruppo di combattimento costituito da elementi delle Ss e comandato dal capitano Alois Schintlholzer, comandante della Scuola cacciatori alpini Ss di Predazzo.
Durante l'operazione 33 civili compresi anziani, donne, bambini, sorpresi inermi in casa o nei campi venivano trucidati immediatamente, talora dopo breve tempo mentre procedevano incolonnati in fila indiana, talora rinchiusi nei fienili e bruciati.
A diversi lustri di distanza dalla "Strage di Caviola", il 26 gennaio 1970 il fratello di una delle vittime sporgeva denuncia al procuratore della Repubblica di Belluno; in seguito alle indagini venivano individuati tra gli autori dei fatti il capitano Schintlholzer ed il suo collaboratore, il maresciallo maggiore delle Ss Erwin Fritz, comandante di due plotoni. Per mancata estradizione da Austria e Germania rimasero liberi mentre vennero arrestati e rinchiusi per breve tempo nel carcere di Baldenich a Belluno Giovanni Zentgraf (6.Kp./II Btl. Ss-Pol. Rgt. "Bozen" commander), Hermann Holland and Hans Holland della Gendarmeria di Predazzo, Emilio Wendt, Domenico Mussner Mathias Hilleli. A conclusione dell'istruttoria formale i due nazisti (gli altri imputati erano stati prosciolti) venivano rinviati a giudizio per strage ma il processo veniva trasferito a Bologna per legittima suspicione, in quanto tra le vittime vi era anche il giudice Cosimo Mariano. Il 7 luglio 1979 i due imputati venivano condannati, in contumacia, all'ergastolo per strage dalla Corte d'assise di Bologna. Ma il 6 maggio dell'anno successivo la Corte d'assise d'Appello rilevava il difetto di giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria e trasmetteva gli atti per competenza al Procuratore militare di Verona.
L'ulteriore iter processuale risultò abbastanza lungo e complesso soprattutto per questioni formali, ma con sentenza del 15 novembre 1988 Schintholzer venne nuovamente condannato all'ergastolo, sempre in contumacia, mentre il coimputato Fritz, a differenza di quanto era deciso la magistratura ordinaria, venne assolto per insufficienza di prove. La sentenza fu confermata dal Tribunale Supremo Militare ma non ebbe conseguenze per Schintholzer che rimase libero in Austria fino alla morte, avvenuta a Bielefeld nel giugno del 1989.
Roberto Bona