I 380 anni della chiesetta di Sant'Andrea apostolo


PRALONGO DI ZOLDO.La chiesa di Sant'Andrea apostolo (già di san Gottardo), situata in fondo al paese con il coro orientato a sud-sud ovest, compie 380 anni.
Si tratta di un edificio che appartiene a tutte le famiglie Zampolli di Pralongo, dove nei mesi estivi (da giugno a fine agosto) alle 10 viene celebrata una messa alla quale partecipano tantissime persone.
Ma andiamo indietro nel tempo, alla ricerca della storia di questa chiesa.
Nel 1454 a Pralongo esiste un primo nucleo abitativo, con 'manso" e prati. Nel 1548 troviamo dei Panciera, tali Simone e Giacomo, oltre a un sacello a volta con un solo altare non consacrato, dedicato a San Gottardo.
Fabrizio Zampolli di Pralongo racconta che si deve al capostipite degli Zampolli del ramo di Pralongo e ai figli Alvise, Giacinto e Giulio la nascita dell'edificio.
E' del 1626, infatti, la domanda di Alvise al vescovo, il quale concede il proprio benestare alla sostituzione del sacello con una chiesetta, alla condizione che il costruendo edificio sia fornito di una dote. Richiesta immediatamente accolta dagli Zampolli che legano alla loro chiesa i redditi di un campo.
Ma quando avvenne la posa della prima pietra? «Risale al 5 maggio 1627», precisa Fabrizio Zampolli, «mentre il suo completamento, almeno nelle parti principali, è del 1628. La chiesa, non ancora benedetta, è lunga 5 piedi e larga 3 piedi (9 metri per 5,5 metri). Ha soffitto a volta, la copertura è in legno ed è sprovvista di campanile e sacrestia. La pala d'altare raffigura la Vergine attorniata da santi nell'atto di percuotere il demonio con una verga, liberando cosi un bimbo ghermito alla madre. L'opera è ancora visibile essendo appesa sulla parete di destra del presbiterio».
E arriviamo al 1662: «In quei tempi», mette in rilievo Fabrizio Zampolli, «la chiesa prende la forma di un tempio che, almeno nei tratti principali, corrisponde all'attuale. Poi, a seguito della visita del vescovo Berlendis nel 1669, arriva anche la sacrestia. Nel 1695 avviene il primo restauro generale, poi nel 1708 viene realizzata una cornice per contenere il quadro che fungerà da pala dell'altare. Qualche tempo dopo viene posta all'ingresso della porta maggiore una piletta per l'acqua santa».
«Durante le note vicende collegate con l'incameramento dei beni ecclesiastici in età napoleonica», rileva Zampolli, «la chiesetta esce del tutto indenne solo per il fatto che giuridicamente il proprietario è un privato».
E arriviamo ai giorni nostri: «Le decorazioni dell'antipetto dell'altare e quelle del soffitto del presbiterio», conferma Zampolli, «sono state eseguite attorno agli anni Quaranta da Teresa Marcon in Zampolli. Inoltre, negli anni settanta la chiesetta è stata oggetto di un attento e radicale restauro che l'ha portata in ottime condizioni fino ai giorni d'oggi».

Mario Agostini