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Dossier Sismi, Fassino contro Berlusconi

 ROMA. Prodi vuole «verità e chiarezza», Fassino attacca Berlusconi e chiede l’intervento del Copaco. Sui dossier confezionati dal Sismi, la maggioranza non arretra di un millimetro e la sinistra dell’Unione insiste sulla necessità di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta. Ci saranno i voti necessari? «Questa è una decisone del Parlamento ma io» risponde il presidente del Consiglio «mi auguro che sia fatta verità e chiarezza perché gli italiani ne hanno assolutamente diritto». Il Cavaliere si era difeso sostenendo che né lui né il suo governo erano a conoscenza dei dossier.
 Niente sapevano delle attività di Pompa e dell’archivio segreto di via Nazionale. Fassino non ci crede, e comunque per lui un premier è responsabile anche se non sa. «Berlusconi - attacca il leader dei Ds - non può pensare che quanto è successo nei Servizi quando governava lui sia imputabile a chi non stava al governo. C’è un principio di responsabilità di un capo del governo, anche di tipo oggettivo e non solo soggettivo. Un capo del governo risponde di tutto ciò che accade sotto la sua amministrazione, sia che ne sia a conoscenza sia che non ne sia a conoscenza».
 Per Piero Fassino emerge un profilo «molto inquietante» dell’attività dei servizi che puntava a «colpire l’opposizione e a destabilizzare importanti parti del’assetto dello Stato» e, per questa ragione, è necessario un chiarimento.
 Il luogo in Parlamento dove questo chiarimento può essere realizzato è il Copaco e il leader della Quercia ne chiede l’immediata convocazione. «Intanto si produca questo necessario e fondamentale chiarimento in quella sede istituzionale, se poi i chiarimenti non fossero sufficienti o adeguati» precisa Fassino «valuteremo quali altre iniziative prendere in sede parlamentare tra cui anche una commissione d’inchiesta».
 La richiesta viene subito accolta da Claudio Scajola (Fi). Il presidente del Copaco annuncia che giovedì prossimo saranno ascoltati il direttore del Sismi, Bruno Branciforte, e il sostituto procuratore di Roma, Pietro Saviotti, titolare dell’inchiesta sui dossier del Sismi.
 La tensione tra i poli resta alta e il vicepresidente del Copaco, Massimo Brutti (Ds), fa sapere che tra le carte sequestrate all’ex braccio destro di Pollari c’è anche un fax inviato all’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi con cui Pio Pompa si poneva «al suo servizio». Pollari era a conoscenza dell’attività di Pompa? E il governo Berlusconi? Queste domande, per il momento, restano senza risposta ed alimentano lo scontro tra maggioranza e e opposizione.
 I partiti della sinistra dell’Unione, ma anche Massimo D’Alema, Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, chiedono che a fare luce sia una commissione parlamentarte d’inchiesta mentre la Cdl dice che «non ha nulla da temere» e accusa la maggioranza di voler alzare un «polverone». Fabrizio Cicchitto vuole sapere chi ha consegnato a Massimo Brutti il fax che proverebbe i rapporti tra Pompa e Berlusconi mentre Sandro Bondi si chiede se giova al paese tutto il «polverone sollevato dalla sinistra» e Renato Schifani ricorda a Fassino che se passasse la tesi della «responsabilità oggettiva», lo stesso segretario della Quercia «sarebbe chiamato a dover rispondere di gravi responsabilità politiche sulla vicenda Unipol». Calderoli chiede invece al governo di dare risposte «ai misteri di Ustica».
 Per l’opposizione non è assolutamente necessaria una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda Sismi e se proprio dovesse essere istituita, allora dovrebbe indagare anche sull’«uso politico della giustizia». La Nell’attesa di conoscere la decisione che sarà presa in Parlamento (probabilmente dopo l’audizione di Branciforte e Saviotti), l’Udeur propone di affidare l’eventuale presidenza della Commissione all’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini.