Alessio De Bon pioniere dell'archeologia


A lessio De Bon è stato un grande studioso che ha onorato con la sua attività la sua terra natale e che ha saputo ritagliarsi un ruolo eminente nella storia dell'archeologia italiana. Ora una mostra a San Vito lo ricorda nel cinquantesimo della morte.
L'iniziativa è stata promossa dal liceo classico di S. Vito e dalle amministrazioni comunali di S. Vito e Calalzo che hanno inaugurato la mostra "Itinera", dedicata a questo singolare personaggio, ai suoi metodi e ricerche negli studi di topografia e archeologia. Nacque il 7 ottobre 1898 a Rizzios di Calalzo da Pietro e Francesca De Carlo e a soli tre anni andò ad abitare con la famiglia a Legnago, nel Basso Veronese, dove il padre era titolare di un laboratorio d'arrotino e di un negozio di coltelleria. Qui Alessio frequentò le scuole elementari fino alla classe sesta e poi trovò occupazione nel negozio paterno. Partecipò giovanissimo alla prima guerra mondiale, durante la quale rimase ferito al piede sinistro. Ricoverato all'ospedale militare di Roma e appresa l'invasione del Cadore dopo Caporetto, rientrò al fronte senza alcun avviso e questo gli causò una denuncia per diserzione, successivamente ritirata. Partecipò anche all'impresa fiumana di D'Annunzio e a 26 anni si unì in matrimonio con Alda Santa Gasparini. Nel 1926 la svolta decisiva della sua vita: osservando dal ponte del fiume Tartaro a Torretta di Legnago il lento fluire delle acque, fu attratto dalla vista di due mattoni romani appena usciti dalle viscere della terra. Da quel fatidico momento ogni sua energia fu dedicata alla ricerca archeologica, iniziando proprio dalla necropoli romana presso Torretta. Ben presto iniziò a collaborare con il celebre Ettore Ghislanzoni, soprintendente per l'archeologia, e grazie al suo appoggio poté estendere il raggio delle sue ricerche nelle Valli Grandi Veronesi e nel Polesine, spingendosi fino ad Ostiglia, ad Adria e ad Este. Si occupò pure di viabilità romana, in particolare della via Emilia Altinate e grazie all'on. Valeri riuscì ad ottenere l'incarico di ispettore per l'agricoltura.
Nel 1927 fondò a Legnago l'Associazione Archeologica Legnaghese allo scopo di reperire i mezzi finanziari per gli scavi e poi nel 1929 consegnò al Comune di Legnago la preziosa raccolta ottenuta.
Verso la fine dello stesso anno la famiglia De Bon si trasferì a Verona e qui Alessio per due anni esplorò le stazioni preistoriche di Cavion Veronese e di S. Anna d'Alfaedo. Nel 1931 passò a Bassano del Grappa con l'incarico di organizzatore sindacale dei contadini e per assolvere i compiti del suo incarico egli percorse in lungo e in largo le campagne bassanesi riuscendo a scoprire diversi siti di rilevanza archeologica, tanto che, nel 1933, poté pubblicare un volume dal titolo "La colonizzazione romana dal Brenta al Piave", riguardante la centuriazione della pianura antistante il Grappa.
L'anno seguente venne incaricato dall'Istituto Veneto dei rilievi della via Claudia Augusta Altinate, da Feltre a Borgo Valsugana, i cui risultati furono pubblicati nel 1938 in una preziosa monografia.
Negli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale, il De Bon scrisse tre interessanti opere sull'archeologia di tre diverse province venete: nel 1937 pubblicò, in collaborazione con Ettore Ghislanzoni, "Romanità del territorio padovano", nel 1938 "Romanità del territorio vicentino", nel 1939 "Il Polesine nell'antico impero".
Nel 1938 si trasferì a Vicenza, dove continuò ad interessarsi e a scrivere di archeologia veneta, e nel 1939 cominciò a lavorare al progetto di una pubblicazione sulle strade romane della decima regione Venetia et Histria di Augusto. Per quest'opera di largo respiro erano previste circa 500 pagine di grande formato con ricco corredo di carte geografiche e con una consistente documentazione iconografica, che si avvaleva pure della fotografia aerea. Questa pubblicazione però, per le vicende belliche, rimase incompiuta e di essa oggi resta la parte donata dagli eredi De Bon al Museo Fioroni di Legnago, la quale attualmente è oggetto di studio da parte di molti studiosi.
Allo scoppio della II Guerra mondiale De Bon fu inviato in servizio militare a Sissano di Pola, nell'Istria, dove si interessò dell'archeologia e della viabilità romana in loco. Dopo l'8 settembre 1943 tornò nel paese natio, a Rizzios di Calalzo, insieme alla famiglia: qui attese a completare il suo studio sulle strade romane, a scrivere di archeologia su giornali e riviste e a riordinare i documenti raccolti in tanti anni di fervida ricerca.
Dopo il 25 luglio 1943 fu imprigionato per il suo passato di fascista, ma non essendo risultato nulla a suo carico, fu lasciato libero, seppur con la salute compromessa. L'anno seguente finì ricoverato in ospedale, a Belluno e quindi a Feltre, dove il 24 maggio 1957 cessava di vivere, all'età di neppure sessant'anni.
Una grande perdita per tutto il Cadore, perché è legittimo pensare che proprio in quella fase della sua vita, ritornato alle sue origini, egli avrebbe dedicato le sue migliori energie alla piccola patria alpina e al suo patrimonio archeologico. Un patrimonio che avrebbe avuto in lui il miglior cultore e tutore.

Walter Musizza e Giovanni De Donà