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Intitolato il piazzale alle Vittime delle Foibe

 BELLUNO. «In guerra non esistono morti di seria A o di serie B. Esiste un’unica grande tragedia che ha coinvolto un popolo procurando ferite che, dopo sessant’anni, non sono ancora rimarginate». E’ con questo spirito, con un appello allo “sforzo culturale per superare le divisioni” che il vicesindaco Franco Gidoni ha aperto la cerimonia di ieri al Piazzale Vittime delle Foibe.
 L’ormai ex Piazzale della Stazione, infatti, da ieri ha cambiato nome e una folla piuttosto numerosa ha voluto presenziare alla breve cerimonia, organizzata nel Giorno del ricordo della tragedia delle Foibe, dell’esodo degli italiani dalle terre istriane e dalmate e più in generale della tormentata vicenda del confine orientale. Il vicesindaco Gidoni è rimasto sopra ogni polemica, ricordando solo come, in questi anni, sulle ferite sia stato “troppo spesso sparso il sale della polemica politica e della strumentalizzazione ideologica”.
 «Sono convinto, tuttavia», ha concluso nel suo intervento Gidoni, «che occorra uno sforzo culturale, da parte di tutti, per superare queste divisioni, in modo da consegnare ai giovani, ai nostri figli, una democrazia matura, fondata su un’identità comune e su regole condivise. Una democrazia che sappia celebrare e ricordare il proprio passato, con onestà intellettuale, senza piegarsi alle ragioni di parte”. Il presidente del consiglio comunale Oreste Cugnach è tornato sulla complessità della questione legata ai confini orientali, affermando che per decenni non se ne è voluto parlare proprio per motivi ideologici. Cugnach ha anche invitato tutti a combattere ogni forma di odio, favorendo piuttosto il dialogo e il confronto contro i genocidi che continuano a ferire il mondo.
 Con una lettera ai “cari amici infoibati” Giovanni Ghiglianovich, presidente dell’Associazione Venezia, Giulia e Dalmazia, ha voluto ricordare la tragedia degli esuli e delle famiglie degli infoibati. «Esprimo tutta la mia pena per qui fratelli, su quei corpi le madri e le mogli non possono nemmeno piangere».
 Per Ghiglianovich il “grido primordiale di Caino” ha provocato il “martirio infame della procedura balcanica”. Il presidente dell’associazione ha ricordato la sua città di Zara, sventrata dal fuoco nemico e la via dell’esodo: «Per immaginare ancora un futuro cristiano di civiltà, ma apostrofati come fascisti, o slavi. Italiani mai».
 Alla cerimonia di ieri hanno partecipato anche alcune classi della scuola media Nievo e due ragazze hanno letto una breve poesia, scritta al termine di un percorso di approfondimento storico. Al termine le autorità hanno scoperto il nuovo cartello stradale che rinomina l’area: Piazzale Vittime delle Foibe, già Piazzale della Stazione.