28 ottobre 2006 —
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sezione: Provincia
AGORDO. Un gemellaggio nel nome di Dolomieu. Ieri sera sono arrivati ad Agordo i cugini francesi di Dolomieu, ricevuti dal sindaco e dal comitato per il gemellaggio. Oggi il clou della festa, con la visita guidata alla città e alle sue attrazioni architettoniche e culturali, i momenti conviviali e incontro di basket tra le formazioni giovanili dei due paesi, in programma alle 15.30 al palazzetto in via Lungo Rova.
Un gemellaggio che ha legami con la storia e precisamente con lo scopritore della roccia caratteristica dei Monti Pallidi. Nel lontano 1788 venne in Cadore per la prima volta il celebre Dieudonné De Gratet de Dolomieu (1750?1801), geologo e naturalista insigne, esperto di vulcanesimo e prossimo amico di Napoleone Bonaparte. Lo scienziato rimase colpito da un tipo di calcare a lui sconosciuto, precisamente da un carbonato doppio di calcio e magnesio. Ne raccolse quindi un campione nel Tirolo meridionale e dopo personali deduzioni, lo inviò nel 1891 al suo amico Théodore de Saussure, figlio del grande Horace, rinomato naturalista. Lesame e lanalisi condotti sul campione sanzionarono la nascita ufficiale di un nuovo minerale, che Dolomieu propose senzaltro di intitolare al genio riconosciuto di Horace, suo venerato maestro.
Saussurite, dunque, avrebbe dovuto chiamarsi questa roccia analoga alla calcite e responsabile principale del caratteristico paesaggio delle nostre alpi orientali, con strati di notevole spessore, disposti per lo più orizzontalmente, con ampie gradinate e immensi ghiaioni sottostanti.
E Saussuriti chiameremmo noi oggi questo Eden dellalpinismo, se lonestà e la cavalleria di un figlio non avesse trovato ingiusto incensare con un merito non propriamente personale la gloria già grande del padre. Il buon Théodore, allorchè dovette indicare il nome del nuovo minerale nella comunicazione ufficiale su Le Journal de Phisique, scelse quello di dolomie in onore del suo vero scopritore, e i posteri ne presero diligentemente atto.
Non giovò invero molto alla fortuna di Dolomieu la scelta onomastica in suo favore, e ben poco egli poté godere della vittoria in quella simpatica e mai cercata querelle: il turbine impetuoso della ricerca lo portò infatti a cavalcare malamente i flutti perigliosi dellodissea napoleonica, facendolo finire prigioniero dei Borboni mentre navigava reduce dalla campagna dEgitto.
Le malsane carceri messinesi finirono col minare la salute di questuomo, ipotecandone la morte, avvenuta nel 1801.
Né lui, né il de Saussure potevano mai immaginare che un giorno la loro fama sarebbe stata legata così poco alle formule e alle reazioni chimiche e così tanto alla geografia, alla poesia, al fascino misterioso delle montagne più belle del mondo.
Walter Musizza e Giovanni De Donà