Ramon, ricordi di A e Intertoto


BELLUNO. Guanti bianchi. Il nuovo portiere del Belluno ha giocato anche in Intertoto. Tre anni fa, Tiziano Ramon ha difeso la porta del Brescia prima con i romeni del Gloria Bistrita e poi col Villareal. Passato il primo turno, la squadra di Gianni De Biasi si era fermata al secondo.
Un'esperienza straordinaria, comunque: «Un ricordo che porto sempre con me, anche se la mia avventura in serie A è durata poco tempo. Per dei problemi ai due portieri bresciani Agliardi e Castellazzi, il mister De Biasi mi aveva chiamato, utilizzandomi anche in Europa. Contro il Gloria avevamo vinto per 2-1 in Romania e pareggiato 1-1 in casa nostra, mentre con gli spagnoli ci è costata la sconfitta per 2-0 della prima partita: il successivo pari non è bastato ad andare avanti».
Un anno di ritardo.Questo trentacinquenne originario di San Biagio di Callalta, passato per Montebelluna, Piacenza, Atalanta, Casarano, Cararrese, Sandonà, Treviso, Brescello, Triestina, Pavia, Arezzo e Bassano, avrebbe potuto firmare già la scorsa estate: «Effettivamente c'era stata una trattativa, solo che a un certo punto era spuntata la possibilità del Venezia. Ho scelto i lagunari e siamo saliti in C1: qui ho fatto tre partite con il primo tecnico Andrea Manzo e cinque col successore Nello Di Costanzo, corrispondenti ad altrettante vittorie. Direi che non è andata per niente male».
Il mio compagno Padrin.A Montebelluna, lo stesso spogliatoio del suo attuale direttore sportivo: «Ho vaghi ricordi di vent'anni fa e devo confessare che non l'avevo riconosciuto, quando mi ha chiamato la prima volta, per fissare un appuntamento. Mi è tornato in mente, nel momento in cui ci siamo visti per firmare la lista di trasferimento: non ci abbiamo messo molto per trovare un accordo. Però a Belluno non ritrovo solo Roberto Padrin. Non dimentichiamo che ho giocato per tre anni con il mister Daniele Pasa e posso pensare che sia stato lui a fare il mio nome».
L'importante? Prenderla.I portieri non rinunciano mai a qualche intervento spettacolare, ma fondamentalmente questo ragazzone da centottantotto centimetri per un peso forma di settantaquattro chilogrammi non fa molta scena: «Quello che conta è prendere il pallone in qualsiasi maniera possibile. Sono più concreto che altro e posso anche contare su una certa esperienza. So bene di arrivare in una squadra formata da parecchi giovani, ma non credo che ci saranno problemi per fare un buon campionato di serie D. Per cominciare, facciamo la preparazione, poi ce la giocheremo sicuramente con tutti».

Gigi Sosso