Roma addio, per i feltrini l'elezione è un sogno

FELTRE. Il Feltrino val bene una candidatura. Con una possibilità di essere eletti, però, pari a zero o giù di lì. Potere della nuova legge elettorale, che demanda alle segreterie dei partiti la scelta dei papabili. Nella prossima legislatura nessun feltrino avrà l'onore di occupare uno scranno in Parlamento. Qualche sorpresa potrebbe arrivare dalla Lega Nord. L'ex sindaco Vaccari è quinto in lista. Il sindaco Brambilla tifa per lui. Meno chance per Paolo De Paoli e Marisa Dalla Gasperina. Intanto Italo Sandi, unico feltrino a Roma, esce di scena senza rancori.
Dicono che il proporzionale faccia miracoli, ma a tutto c'è un limite. I candidati del Feltrino non mancano, ma sono relegati ai piani bassi delle liste. Il che è come dire: lasciate ogni speranza o voi che entrate. Il voto di preferenza a cui ci aveva abituato il maggioritario è stato accantonato a favore di quello di lista.
Resta il fatto che le segreterie dei partiti hanno snobbato il Feltrino. D'altronde il peso politico elettorale del comprensorio è quello che è.
Non lo nasconde Guido Trento che grida allo scandalo: «Quest'area ne risentirà, non saremo rappresentati. E' una legge elettorale terrificante, al gioco democratico si preferisce quello dei partiti».
Il consigliere della Margherita parla addirittura di "Bellunocentrismo" nelle nomine. Gli unici che hanno lo scranno quasi assicurato sono Maurizio Paniz e Maurizio Fistarol, senza contare Gianclaudio Bressa e Giovanni Crema, bellunesi doc ma candidati in altre circoscrizioni: «Il Cadore e il Feltrino sono tagliati fuori. Non c'è nessuna considerazione per la montagna povera». Un passo indietro, che riporta alla luce una vecchia tendenza: «Pensare che tutta la provincia di Belluno si risolva in Belluno città. Le problematiche sono differenti e le richieste di autonomia lo dimostrano».
Per il sindaco Brambilla è colpa della «legge elettorale peggiore che l'Italia abbia mai avuto». Altri aggettivi: «Scandalosa, antidemocratica, iniqua». Gli effetti: «Ci costringe a votare candidati imposti dall'alto e ci nega una rappresentanza del territorio». Riflessione del sindaco: «Siamo bravi a litigare tra noi ma non alziamo mai la voce con gli altri». Speranza finale, a sorpresa data la rivalità di vecchia data: «Che almeno Vaccari sia eletto». Ma è un auspicio a doppio taglio: «In effetti», ammette Brambilla, «si potrebbe pensare che così me ne libero in vista delle comunali. Ma io penso che il Feltrino abbia bisogno di un rappresentante a Roma».
«Io so di non aver nessuna speranza. L'ho fatto per il partito», dice invece Dario Bond che non se la prende per il diciottesimo posto in lista riservatogli da Forza Italia per la Camera. «Sto meglio in Regione», assicura, «dove ho intenzione di portare a termine il mio mandato». Bond ammette che il sistema elettorale voluto dalla maggioranza sia perfettibile, ma ricorda che il Feltrino è comunque rappresentato: «A Venezia ci sono due consiglieri feltrini su tre bellunesi. Sarà pure bello chiamarsi onorevole, ma le competenze più importanti ce le ha la Regione».
Italo Sandi, dal canto suo, guarda all'attuale campagna elettorale con un certo distacco. Ma senza rancori. «L'Udc all'inizio mi ha proposto il sesto posto in lista, poi l'ottavo. Per un paio di giorni mi hanno chiesto di entrare nel collegio di Padova». «Avevo già comunicato la mia intenzione di non ricandidarmi e così ho fatto togliere il mio nome. In ogni caso non sarei stato eletto. Sosterrò la campagna elettorale di Michele Reolon».
Ma Sandi guarda anche oltre il suo partito: «Io non sono un campanilista ma se i feltrini volessero eleggere uno di loro dovrebbero puntare su Vaccari: è l'unico che ha qualche probabilità».
L'ex sindaco di Feltre, dal canto suo, ringrazia sia Sandi che Brambilla. «Il loro sostegno mi fa piacere». Vaccari sa di avere delle opportunità: «Mai dire mai. In ogni caso io sono soddisfatto. Il partito mi ha dimostrato grande stima».
Sognano Roma Marisa Dalla Gasperina e Paolo De Paoli. La prima è terza nella lista del Pne, il secondo è addirittura primo, ma nel partito socialdemocratico, una delle costole della diaspora socialista. Il partito dell'imprenditore Panto potrebbe riservare colpi di scena al suo debutto nella politica nazionale. Il rischio è che il proporzionale dei miracoli crei illusioni anche fra gli elettori. E Feltre, intanto, non se la fila nessuno, né a destra né a sinistra. Né in centro.