Il sorriso di Eronda ovvero il genio grafico di Mario De Donà


Il sorriso è come la lama di un coltello: taglia di un quadro la tela per lasciare vedere tutto quello che sta dietro. Scriveva cosi, quando andava ancora di moda nelle librerie, Milan Kundera. Ed è forse per questo che, dietro generazioni di tragediografi della prima e della seconda ora, nascosto dagli agguerriti maestri del rosa-noir-fantasy-horror, sepolto dai sacerdoti della tendenza, l'elenco di quanti conoscono l'arte sottile del far sorridere si va assottigliando. Diventa quasi un rivolo, si fa vena carsica. E' che il sorriso stesso è portato a svanire, non ha sostanza. E in più, ultimamente, tende ad essere presto dimenticato.
Cosi, da quando - e sono ormai cinque anni - un certo piano terra e seminterrato di via Giorgetti si è svuotato delle sue ormai secolari stratificazioni cartacee, delle sue mattonelle di cataloghi, di quel logo minuscolo fissato con lo scotch sulla porta d'ingresso, non c'è che dire: la vena carsica del sorriso è scesa di parecchio più in basso, sotto le strade della città.
Della sua presenza, del resto, gran baccano non ha mai fatto: meglio mandare avanti i suoi lavori. Che poi, guarda caso, si sono a tal punto inseriti nel tessuto della città da sembrarne parte del materiale costitutivo: Marmolada, Comedil, Fondazione Angelini, Cassa di Risparmio di Verona Vicenza e Belluno - prendiamo il loro logo: chi si è chiesto se è mai stato diverso? E chi l'ha pensato? E anche a voler scavare, a cercare tra le pubblicazioni dell'Automobile Club di Treviso, dello Sci-Club Val Biois, del Centro Euro Lingue, persino di qualche menù speciale tra i ristoranti di Cortina d'Ampezzo. Ecco, anche a voler scavare, ancora una volta non compare un nome e cognome, ma uno pseudonimo: Eronda. Maschio, femmina, gerundio? Eppure di lui si sono occupati in tanti: mostre personali e concorsi a Belluno, Pieve, Cortina, Feltre, Padova, Trieste, Bordighera, Tolentino, Londra, Bonn, Atene, Skopje, Istanbul, per cominciare. E pubblicazioni in riviste e cataloghi della levatura di Industrial Design e Fotogramma, Umoristi a Marostica e Dizionario degli Illustratori.
Eronda - che, come dice lui stesso, come anagrafico fiscale nato a Treviso e di origini cadorine fa Mario De Donà - ha compiuto quest'anno 81 anni. Sessanta dei quali trascorsi a Belluno, tra carte, ritagli, cataloghi, opere di design, architettura e arredamento (il rifugio Bristot, per esempio; o il Parco città di Belluno, poi diventato città di Bologna; e anche la libreria Tarantola). La sua carriera artistica ha una svolta con l'incontro con Bruno Munari: nel 1960 è lui a presentare una personale di collage a Milano.
Da allora la creatività grafica di Eronda De Donà è rimasta inalterata:"Quasi tutte le mie cose - spiega - sono il risultato di un collage: nero su bianco o viceversa". E cosi nascono i suoi personaggi che popolano manifesti, stampe, strisce, vignette. Come Automino e Pot-pot. Come le innumerevoli 'allucinazioni semantiche", come le definiva Fiorello Zangrando, capaci di costruire un vero vocabolario di illustrazioni-sorriso. Certo bisogna tener presente che, caso del destino, Eronda, oltre all'elaborazione dell'appellativo anagrafico, è anche il nome di un poeta greco: un mimiambo del III secolo avanti Cristo. 'La sola differenza tra me e il mio omonimo greco del buon tempo antico - dichiara una volta Mario De Donà, divenuto in breve per tutti Eronda De Donà - è che io la realtà la rappresento graficamente in forma umoristica".
Pensare che ogni immagine è costruita partendo dalla materia prima, ritagliando carta e forbice alla mano, con la lucidità di una visione finale, complessiva, del segno. 'Io sono un pazzo che abita in mezzo ai monti, e mi faccio tutto, come un buon artigiano antico" dichiarava, ormai più di trent'anni fa: dal 2000 lo storico ufficio-officina-rifugio creativo di via Giorgetti ha chiuso i battenti. Eronda, e il suo sorriso, se ne sono emigrati a Trieste.
Una mostra personale a Le Bistrot de Venise, quest'inverno, ha risollevato il sipario: dalla città lagunare qualche vento è risalito alle montagne per ricordare il nome di un personaggio che, sul finire del 1945, confezionò qualche primo esperimento locale di sorriso con il giornaletto intitolato 'Il vagabondo", che avrebbe riunito alcuni dei nomi destinati a far parte della vita culturale bellunese per molti decenni.
E, a conferma del fatto che nessuna ruga può placare uno spirito agguerrito, ad ascoltare quello che dice Internet, c'è da confortarsi. Sarà lontano dai suoi monti, Eronda, ma la vena carsica del sorriso non sembra per niente asciutta: anzi, il riconoscimento più recente risale a soli due anni fa. Una vittoria al concorso di Gallarate per fumetto ed illustrazione. Sul tema del nonsense.

Michela Fregona