Sandi lascia i Ds e va nel gruppo misto

BELLUNO.Hanno vissuto troppo a lungo da separati in casa, ora il divorzio porterà sollievo ad entrambi. Tra Italo Sandi e i Democratici di Sinistra tutto è finito ieri, quando il deputato feltrino ha deciso di uscire dal gruppo dei Ds e di entrare nel gruppo misto della Camera. Una scelta maturata negli ultimi sette mesi, da quando cioè a dicembre, il congresso provinciale lo aveva posto fuori dal partito. Da tempo le posizioni dell'onorevole Sandi non erano più quelle del partito e di fatto il deputato non aveva mai contribuito alla vita e al dialogo nei Ds provinciali. Un'insofferenza manifestata apertamente a Denis Dal Soler, tanto che la decisione di chiudere i rapporti politici tra Sandi e Ds fu il primo atto del giovane nuovo segretario.
Alla Camera però Sandi decise di mantenere la sua collocazione nel gruppo Ds, fino all'ultima e definitiva frattura: la campagna referendaria. Sandi votò a favore della legge 40 sulla fecondazione assistita e si è dichiarato per l'astensione al referendum, unico tra tutti i Ds. «Questo è stato il motivo scatenante», spiega Sandi, «ma è da un pezzo che mi sentivo distante dal gruppo su molte cose importanti. Entro nel gruppo misto ma mi considero ancora dentro al centro sinistra. Per adesso». In che senso? «Se arriva la riforma della giustizia voto a favore e considero importantissime le riforme costituzionali, la gente le aspetta da 25 anni e sono molto simili a quelle dell'Ulivo. Non faccio una scelta di campo, ma sono convinto della bontà delle riforme in atto. Sul referendum poi i Ds si rifiutano di analizzare il fatto che anche la metà dei loro elettori non è andata a votare, bisogna essere in grado di leggere ciò che chiede la gente. Mi sono reso conto che ero solo nei Ds, ma c'è un rapporto con gli elettori che intendo mantenere e la Costituzione mi dà l'opportunità di rimanere alla Camera in autonomia, senza pensare di tradire l'elettorato. La mia è anche una provocazione al centro sinistra. In futuro tutti sanno che non mi ricandiderò, ma continuerò a fare politica».
Anareggiato Dal Soler: «Nessuno stupore, la sua scelta è logica conseguenza delle posizioni assunte a livello nazionale e internazionale, inoltre era fuori dal partito da tempo per nostra decisione. Il rammarico è aver perso l'opportunità di avere un parlamentare che poteva dare visibilità al partito e al centro sinistra di questa provincia».
Irene Aliprandi