A vent'anni dalle Universiadi

BELLUNO. Ricorre in questi giorni il 20º anniversario della disputa della dodicesima Universiade invernale Belluno-Nevegal 1985, la manifestazione sportiva paragonabile ad una Olimpiade per atleti-studenti che per una decina di giorni fece della città e del Colle il teatro di una irripetibile kermesse di grande valenza internazionale. A distanza di tanto tempo il ricordo di quello straordinario evento è ancora vivo nei ricordi di molti sportivi, ma certo resta il rammarico per non aver saputo sfruttare di più e meglio l'occasione per promuovere Belluno e il Nevegal.
L'Universiade invernale Belluno-Nevegal 1985 si aprì il 16 febbraio in una piazza dei Martiri pavesata a festa e gremita da migliaia di persone. Alla cerimonia di apertura dell'evento sportivo parteciparono gli atleti e le delegazioni di 30 Nazioni iscritte, i dirigenti nazionali e mondiali degli organismi universitari (compreso il contestatissimo Ignazio Lojacono per il Cusi, autoritario presidente del Comitato organizzatore; l'onnipresente Primo Nebiolo per la Fisu), politici ed un pubblico davvero strabocchevole composto da curiosi, sportivi e cittadini qualunque che non volevano mancare a quell'appuntamento che sentivano di rilevanza mondiale. In molti avevano già cominciato a lamentarsi di non poter accedere in Campedèl un'ora prima dell'inizio della cerimonia ufficiale che puntualmente iniziò alle 14.
Dopo le atlete che sorreggevano le bandiere delle città universitarie d'Italia, sfilarono fra gli applausi i rappresentanti delle trenta Nazioni che avrebbero dato vita alla XII Universiade invernale Belluno-Nevegal 1985. Finalmente, dopo i boicottaggi olimpici di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, atleti dell'Est e dell'Ovest tornarono ad essere appiccicati. Toccò al "Grillo" Maurilio De Zolt, il piccolo grande uomo di Presenaio di San Pietro che di lì a due anni avrebbe strabiliato il mondo conquistando il titolo mondiale nella cinquanta chilometri di fondo di Oberstdorf, portare la fiaccola dei Giochi fin sul tripode allestito nel bel mezzo del Listòn. Un'altra azzurra, la valtellinese Daniele Zini, ebbe l'onore di pronunciare la formula di giuramento per tutti gli atleti, un migliaio, che animarono l'Universiade Belluno-Nevegal. La cerimonia inaugurale fu impreziosita anche dalle apprezzate esibizioni dei gruppi folkloristici di Cesiomaggiore, Castion-Nevegal, Sappada, del corpo musicale di Cortina, delle piccole ginnaste della Juventus Alpina, del Coro Minimo e della Fanfara della Brigata Alpina Cadore. A causa di uno sciopero quell'esplosiva miscela di colori di quel sabato di febbraio approdò sugli schermi della Rai soltanto il giorno dopo, ma esportò in tutto il mondo l'immagine semplice e genuina di Belluno e della sua gente. L'Universiade 1985 fu la più ricca di medaglie per l'Italia e in assoluto per quanto concerne la partecipazione di atleti (la nazionale più numerosa fu quella dell'Unione Sovietica che si presentò con 100 atleti, 16 allenatori e 6 dirigenti). Vi parteciparono alcuni autentici campioni delle discipline sportive invernali, molti dei quali già noti all'epoca, altri che si sarebbero consacrati ai massimi livelli di lì a poco. Sui vari campi di gara allestiti a Belluno, in Nevegal, ad Alleghe, Cortina e Feltre, oltre alla citata azzurra Daniela Zini, parteciparono sciatrici del calibro di Nadia Bonfini (vincitrice dello speciale sulla pista Coca), le sorelle polacche Dorota e Malgorszata Tlalcka, gli slalomisti Marco Tonazzi (anche lui oro in Nevegal), Carlo Gerosa (bronzo) e Ivano Edalini, la campionessa di gigante Blanca Fernandez Ochoa, spagnola; i discesisti Igor Cigolla (primo nella discesa svoltasi a Cortina) e Ivan Marzola (terzo); il bulgaro Peter Popangelov, l'austriaca Zoe Haas, la cecoslovacca Olga Charvatova, gli jugoslavi Jure Franko, Boris Strel e Jure Benedik, i fondisti sovietici Vladimir Nikitin e Nikolai Prokurov e il giovanissimo italiano Silvano Barco che in Nevegal avrebbe vinto un titolo italiano della 50 chilometri. Eccelso fu anche lo spettacolo che offrirono nel torneo di hockey su ghiaccio, in particolare nella finalissima disputata in un Palalambioi gremito in ogni ordine di posto, i "mostri" dell'Unione Sovietica e la Cecoslovacchia. I titoli assegnati furono 25 nelle discipline dello sci alpino, sci nordico, salto con gli sci, combinata nordica, hockey, pattinaggio artistico e pattinaggio veloce. L'apporto degli atleti bellunesi al medagliere azzurro fu buono. Moritz Fontanive conquistò la medaglia d'argento nella staffetta 4x10 chilometri di fondo; nello short track Renato Pierobon ottenne il bronzo sui 500 metri. Sull'Universiade Belluno-Nevegal il sipario calò domenica 24 febbraio 1985. Primo Nebiolo consegnò il drappo bianco simbolo dei Giochi universitari al collega giapponese che lo avrebbe portato a Kobe.