Tramontin, un bellunese a «Sport Italia»

MILANO . Qui Luca Tramontin, a voi studio. C'è anche un bellunese purosangue nello staff di Sport Italia, la neonata televisione che si occupa ventiquattro ore al giorno solo di sport. A trentotto anni suonati Luca non si smentisce e con la solita ironia si racconta, dagli esordi sui campi di rugby, a quando ha intrapreso l'attività di giornalista televisivo. «E pensare che a scuola non era andata poi così bene - dice ridendo - sono stato bocciato e rimandato anche in seconda media, l'ultimo anno prima che cambiasse la legge. Anche al liceo Tiziano ho dovuto andare sei volte a settembre».
«Poi un sudatissimo 36 alla maturità. Avevo anche tentato di iscrivermi all'Isef, ma non potevo, visto che ho solo tre dita nella mano destra».
Ma a scuola Tramontin si è poi rifatto. Una laurea in lingue, una in lettere, autore televisivo e musicale, con una passione smodata per i Rolling Stones, per Claude Monet e anche per i nonni paterni.
Come è iniziata l'avventura televisiva?
«Ho fatto la scuola autori mentre ancora giocavo e... panchinavo a rugby, lavorando a singhiozzo e con tristi risultati in aziende di elettronica nel Bellunese. Da lì sono finito a Mediaset, poi a Telepiù-sky con un periodo all'estero e quindi a Sport Italia. Non ho mai fatto un minuto di esperienza in tv minori e locali e la prima volta in tivù era stata a Canale 5 nel 1999».
Sport Italia si sta facendo conoscere soprattutto per le cronache in esclusiva della Coppa America di calcio e per i test match di rugby.
«A Sport Italia mi ha portato un ex collega: una telefonata mentre ero a Londra e già deciso a trasferirmi a New York. Poi un colloquio da tredici minuti con Antonio Costanzo e il contratto era cosa fatta. Non siamo una realtà grande, visto che contiamo solo quattordici giornalisti, più operatori, tecnici, registi e dirigenti. Una sessantina in tutto, un team numericamente microscopico rispetto alle grandi tv alle quali stiamo dando tanto fastidio. Spesso "peschiamo" energie giornalistiche dai ragazzi di Eurosport che lavorano (si può dire "convivono" visti i ritmi lavorativi) con noi».
«Sport-Italia e Eurosport hanno la sede e gli studi in centro a Milano - prosegue Tramontin - una cosa stranissima per una televisione, lavoriamo (cioè viviamo) tutti nello stanzone che voi a casa conoscete come studio di SI Live. Non è il solito falso coreografico, il fermento e il caos che vedete alle spalle dei conduttori siamo noi, la redazione».
Siete partiti in sordina, quali obiettivi per la stagione sportiva che è appena iniziata?
«Abbiamo sforato le più pretenziose e rosee aspettative, piazzando una serie di "botti" che ci hanno fatti conoscere. I nostri dirigenti e quelli della concorrenza nobilmente ammettono che, rispetto al numero e alle risorse, siamo terribilmente forti. Dimensioni da tv locale e risultati da ottava tv d'Italia. Personalmente, per l'anno in corso sto progettando un programma su cinema e letteratura di argomento sportivo; lo sto cucendo addosso alle passioni mie, di Mario e di Claudia, il mio ex capo a Sky e una collega di Eurosport».
Il rugby è la passione di Luca, ma c'è solo la palla ovale.
«Il rugby è lo sport che ho praticato come attività primaria per decenni, l'unico nel quale posso fare anche il telecronista oltre che il giornalista. Ma non è più la mia passione, ne ho mangiato troppo, adesso è solo un interesse. Sono molto grato al rugby e alla sua gente, chissà come sarei finito senza. Ma preferisco occuparmi di aspetti strani dello sport in genere, in questi giorni ad esempio, sto cercando di capire perché il Canada dell'hockey non ha nessun nativo eschimese in Nhl, sul primo papa che ha salutato gli sportivi come persone e non come trogloditi muscolazzati. Ecco, argomenti di questo tipo mi attirano molto più. Mi piace preparare i profili degli atleti, radiografare le città che ospitano gli avvenimenti e capire perché la nobiltà inglese tifa Wilkinson e gli universitari Dall'Aglio.
Nella classifica di preferenza degli sport che trattiamo metterei in testa l'hockey, poi il badminton, la boxe, basket, golf, Formula uno e cricket. Negli altri sport me la cavo, ma sono un caso... ignobile con calcio, baseball, football americano e moto. C'è poco da fare».
Cosa dire a un paesano che vuole provare con la tivù?
«Se è bellunese di andarsene, se è mio amico di lasciar perdere. Comunque di non inventare trucchi ed effetti speciali per piazzare il curriculum. Ne riceviamo decine ogni giorno e la gente inventa le scuse più variopinte per proporsi. Ma il problema è che in Italia non c'è concorrenza, puoi essere bravo-bravo, ma se chiude la televisione dove ti trovi sono guai. Quasi tutti credono di essere portati per la tivù, in realtà sono appassionati allo status di televisivo più che alla televisione e lo capiscono solo quando arrivano in trincea. Ho provato (con risultati macabri) a portare qualche amico bellunese in questi ambienti, ho fatto delle figuracce orride. L'interesse è per i personaggi tivù, non per come si costruisce la scaletta e con questi presupposti alla prima lavorata notturna si crolla. E guai a credere a chi ti dice "io lavoro a Sky," "io lavoro a Mediaset".... In provincia c'è gente che si contrabbanda per vanità, interesse e altri problemi psichiatrici. Anche da Belluno ogni tanto mi arriva un "Ho conosciuto un tuo collega..." poi guardi nelle mail e non ne trovi traccia. Povera gente».
In questa esperienza non mancano aneddoti vari, episodi curiosi.
«L'episodio di Sport Italia che ricordo e mi ricordano più spesso riguarda il "doping dei baffi": dalla Baviera ci sono arrivate sotto la voce "Bizzarre Competition" delle immagini dei "campionati mondiali di Baffi": arrotolati, alla Dalì, lunghi dieci centimetri... di ogni tipo. Mi sono inventato un caso di doping: un bavarese che ha insospettito la giuria perché gli era cresciuto il Loden. Anabolizzanti anche nel mondo dei baffi. Benzi e Costanzo mi hanno autorizzato a mandare il servizio in onda come una-tantum satirica. Ebbene, qualcuno ha creduto che fosse vero. "Anche gli sport minori sono inquinati!!" mi ha scritto uno spettatore! Che bèl. Adesso ho un appuntamento fisso con la satira surreale nello "sport" e il pubblico mi gratifica con lettere e paragoni da capogiro. Quando passano i rulli pubblicitari, Stefano Benzi e Marcello Piazzano fanno - anzi sono - uno show nello show. L'altro giorno Benzi ha imitato l'arrotino al microfono della regia: "Donne (pausa) è arrivato l'arrotino (pausa)". Marcello mi ha rovesciato una caraffa d'acqua in testa, poi è scappato davanti alla telecamera e io che lo inseguivo ho dovuto inchiodarmi ad un centimetro come Willy Coyote».
E qualche ricordo simpatico di Belluno?
«Ho una certa simpatia retroattiva per una breve collaborazione in una fabbrica di occhiali: non ne imbroccavo una, ma i "paroni" mi trattavano bene lo stesso. Che persone! Sul recentissimo: poco prima di Sport Italia un'amica di Belluno mi ha organizzato qualche colloquio in provincia: ho preso una riga di pacchi fisici e telefonici lunga come... il Boscon. L'ultimo è stato da un media locale che mi ha offerto di seguire la cronaca di Polpet. Ma da vice. C'era un titolare e io avrei dovuto tararmi sulle sue mancanze di tempo e di voglia. In quei giorni c'era la mostra su Monet alla Crepadona, ho azzardato "Senta, se vuole... io recensivo i documentari di Rai Sat Art del pacchetto Telepiù... potrei farle un pezzo sulla mostra...". "No no Tramontin, meglio uno competente" ha risposto l'interlocutore"».
Torni spesso a Belluno? Segui le vicende sportive locali da distanza, come ad esempio Fabio Guadagnini che è grande tifoso del Belluno?
«Appena posso torno. Sono ancora residente e emigrante bellunese. Seguo l'Alleghe, i miei amici del basket, il Rugby Feltre (che bell'anno ho passato lì) e l'Alpago. Gli articoli sul Belluno Rugby tento di evitarli, per un misto di affetto e tristezza: affetto per il passato (nelle giovanili, per la prima squadra proprio no) e tristezza perché ho il vizio di comparare il potenziale ai risultati».
Hai un sogno lavorativo?
«Sto bene a Sport Italia, ma punto al programma di cui sopra. Ho un disco e un libro pronti, ma adesso non ho tempo di occuparmene, tutto spostato all'estero e al 2005».
Per che squadre fai il tifo?
«Non ho un gran senso del tifo: mi da fastidio chi urla, chi esulta, chi insulta neanche a parlarne. Anche in telecronaca ho preso le uniche critiche per non avere sbraitato quando segnava l'Italia. Ben vengano quelle critiche. Provo qualcosa di simil-tifoso solo per l'Alleghe, l'Inghilterra, Mike Tyson e le mie ex squadre».
Pensieri a ruota libera.
«Sono simpaticamente grato a Belluno per avermi bocciato a scuola, nello sport (nel mio nefasto rientro del 1988 ho collezionato sei partite, tre panchine, 13 esclusioni e un "con tre dita niente serie A"), nel lavoro e in qualcos'altro che scordo. Ne ho appena parlato con Giancarlo Garna, un amico che si è fatto stravalere come tutti i bellunesi che fanno la valigia: "che fortuna essere stati gli scemi del villaggio" abbiamo detto al telefono. Credo che gli stimoli siano venuti da quei risolini di compassione».