Un'epopea cominciata da un misterioso rogo


U n terribile rogo, divampato nella notte tra il 31 marzo e il 1º aprile 1896 in località Molinà a Calalzo di Cadore distrusse l'occhialeria (la prima sorta in Cadore) fondata nel 1877 da Angelo Frescura, dal fratello Leone e da Giovanni Lozza. In realtà, l'avevano aperta alle Piazze e quindi l'avevano trasferita nel vecchio molino vicino a Rizzios.
Dalle acque del vicino torrente si poteva trarre l'energia idraulica per far funzionare le macchine. L'incendio poteva essere un colpo durissimo per l'economia della zona invece...
A cura della Camera di commercio e in occasione della «Mostra dell'occhiale attraverso i secoli» (allestita nel palazzo della Magnifica comunità di Cadore durante le Olimpiadi invernali di Cortina nel 1956), Enrico De Lotto pubblicò il volume «Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore», in cui sono ricostruite le vicende della prima occhialeria e, fra l'altro. A Carlo Enrico Ferrari viene attribuito il merito «di avere coltivato il seme dei pionieri e sviluppato con concetti geniali e moderni la giovane industria degli occhiali», anche se De Lotto riconosce che «il suo nome non è mai stato posto nella giusta luce», nonostante Ferrari sia stato, se non proprio il fondatore, l'animatore e l'intraprendente organizzatore dell'economia dell'occhiale.

Alla caduta della Serenissima, l'industria degli occhiali era declinata celermente, tanto che in Italia, tra 1800 e 1870, non ci fu traccia di fabbrica del ramo ottico e, per il fabbisogno nazionale di occhiali correttivi, fu indispensabile fare ricorso ai mercati esteri dove erano attive grandi fabbriche per la produzione del vetro e la lavorazione delle lenti, attività che per centinaia di anni erano state monopolio esclusivo di Venezia.
Erano venditori ambulanti e ottici a smerciare gli occhiali prodotti all'estero, in particolare in Francia e Germania. Della prima categoria faceva parte Angelo Frescura, della famiglia dei Pettener, nato il 9 maggio 1841 a Rizzios di Calalzo di Cadore. A quindici anni, aveva cominciato a percorrere le strade del Veneto con i fratelli Leone, Giovanni e Giuseppe. Solo nel 1868 decise di stabilirsi a Padova aprendovi una piccola bottega di materiale ottico e da allora maturò la volontà di fondare un'azienda nella terra natale per porre fine alla dipendenza dall'estero. Progetto che riusci a realizzare nel 1877, quando, d'accordo col fratello Leone e con Giovanni Lozza, mise in piedi la prima fabbrica e, contemporaneamente, apri negozi di materiali ottici a Padova, Vicenza, Verona, Treviso e Feltre. Il suo successo invogliò altri cadorini a seguirne l'esempio, sicché furono aperti negozi di ottica in diverse parti d'Italia, con notevoli benefici per l'industria da poco avviata.

Il luogo prescelto per la prima fabbrica di occhiali fu in località Piazze, negli 'Edifizi" sul Molinà che erano stati impiegati come mulini per la produzione dell'olio di noci. Con scarsa manodopera e con l'aiuto dei due soci che si adattarono a fare gli operai, prese il via l'attività di molatura e montaggio di lenti di fabbricazione estera su occhiali cerchiati metallici.
C'è tanto di contratto, stilato dal notaio Giacomelli in Padova nel 1878, a comprovare che «il signor Angelo Frescura era venuto nella determinazione di istituire una fabbrica di occhiali in Calalzo di Cadore» e che «assume per lavoranti principali Lozza Giovani e Frescura Leone assegnando a ciascuno di essi la mercede giornaliera dI lire 2,00...». Si precisa anche che «al compiere di ogni anno verrà fatto il bilancio dalla fabbrica. Gli utili netti che si saranno ricavati, dedotte le spese tutte inerenti alla faBbrica, nonché gli interessi del 6 per cento sulla somma spesa per l'impianto del laboratorio, saranno divisi in parti uguali fra il signor Frescura e i due lavoranti principali».
Fu dunque Angelo Frescura l'ideatore, l'animatore e il finanziatore della prima fabbrica di occhiali in Cadore, dove fra l'altro si costruivano anche metri pieghevoli di legno con millimetratura di precisione, molto ricercati all'epoca.
Tra occhiali e metri, l'attività andava avanti (ricorda ancora De Lotto) in regime di stretta economia e «l'ingegnosità di Leone Frescura e Giovanni Lozza e gli incoraggiamenti di Angelo Frescura di Padova contribuirono, nonostante i grandi sacrifici e le delusioni, a mantenere in piedi la piccola industria».
Otto anni dopo la nascita della fabbrica, moriva il fondatore. Era il 13 luglio 1886 e, sebbene l'attività procedesse «con ritmo ognor crescente», la morte dell'ideatore ne provocò il crollo. Giovanni Lozza non aveva i mezzi necessari per assumere in proprio la gestione e l'azienda venne ceduta alla società milanese 'Colon, Bonomi e Ferrari".

L'8 gennaio 1887 venne costituita una nuova società e la fabbrica venne riaperta con una trentina di dipendenti. Direttore era Carlo Enrico Ferrari, nato a Modena nel 1854, ufficiale dello stato maggiore al comando di Milano, convinto dagli amici a lasciare l'esercito per intraprendere l'attività di industriale dell'occhiale.
Il 1º ottobre 1890, la società si sciolse e due soci su tre lasciarono. Non Ferrari,che avendovi impiegato tutto il patrimonio di famiglia, continuò superando notevoli difficoltà iniziali e apportando miglioramenti allo stabilimento. Fra l'altro, dotò la fabbrica di illuminazione elettrica (la prima in Cadore e forse in provincia di Belluno), avviò un reparto per la fabbricazione di astucci per occhiali e di scatole per la spedizione del prodotto.
Nel 1896, la fabbrica del Molinà (nel frattempo erano entrati alcuni soci) era fiorente e con grandi prospettive al punto che, nell'«Indicatore cadorino» della Camera di commercio, Ronzon evidenziava come la fabbrica Ferrari «ricevette un tal incremento da essere elevata al grado di unica del genere in Italia e di rivale in qualche caso anche delle officine estere, diventando cosi una specialità italiana ciò che era un monopolio di Francia e Germania». E aggiungeva: «Meno la materia prima, cioè i vetri greggi, che si ritirano dall'estero, qui si fa tutto: molatura, bucatura, montatura metallica di varia specie e nome, dalla più grossolana ai gusti finissimi e asticine in acciaio, in argento, in oro, lavorazione delle lenti dalle più scadenti fino alle lenti in cristallo di rocca, con gradazione di tutte le viste, fabbricazione della montatura metallica, delle viti e perfino delle scattole ad angoli metallici per la spedizione della merce».

Straordinario fu dunque il progresso compiuto dall'azienda sotto la guida di Ferrari, soprattutto nel campo della fabbricazione di lenti. Ma proprio quando Ferrari poteva ambire a raccogliere i frutti della sua coraggiosa iniziativa, ecco il devastante incendio notturno del quale non fu mai accertata la causa. Forse un cortocircuito dell'impianto di illuminazione...
Per Ferrari fu un'autentica sciagura, ma, spronato dalla moglie che lo affiancava nell'amministrazione della ditta e sostenuto dagli operai («i quali molto gli erano affezionati»), seppe trovare nuove energie per rimettersi la lavoro. Furono cosi allestite alcune baracche in legno per proseguire la lavorazione,mentre si avviava la ricostruzione dello strabile, che venne addirittura raddoppiato. E lo sviluppo prosegui, tanto che Ferrari «portò la giovane azienda a un cosi alto grado di potenzialità e di successo da meritare apprezzamento e riconoscenza». Non a caso, sotto la sua guida si formarono i big dell'occhiale che crearono altre occhialerie e fabbriche di accessori: Giuseppe e Lucio Lozza, Ulisse Cargnel, Calisto e Giorgio Fedon.

Roberto Bona