Lake Placid, 35 anni dopo


"Hanno suonato le campane per i due bobbisti mondiali": così intitolava il Corriere della sera del 17 febbraio 1969, quando l'Italia aveva appena conquistato il titolo mondiale di bob a due con Nevio De Zordo e Adriano Frassinelli.
Un successo memorabile soprattutto per Eugenio Monti, da poco nominato CT, tanto che si disse da più parti che fu il successo «di una scuola, di un metodo, di una mentalità, di un costume, di un'organizzazione» dovuta appunto al "Rosso Volante".
Si scrisse pure che la preparazione degli equipaggi, dei mezzi e dei pattini era stata meticolosa, pignolesca quasi, «con la stessa metodicità con la quale opera un chirurgo».
Il 16 febbraio 1969, nelle due ultime discese sulla veloce pista di Lake Placid, lunga 1500 metri, alle falde del monte Van Hoevenberg, il bob Italia-2 di De Zordo e Frassinelli aveva risalito lo svantaggio accumulato nella prima giornata, quando, a causa di un infelice esordio, la coppia italiana si era fatta superare dagli americani Sheffield e Siler, piazzandosi nella classifica provvisoria al quarto posto. Lo svantaggio veniva annullato però fin dalla terza "manche", quando i due azzurri passarono decisamente in testa con il tempo complessivo di 3'24''28 centesimi, mentre i "leaders" della classifica scendevano a loro volta al quarto posto. La medaglia d'argento andava alla squadra romena e quella di bronzo all'equipaggio Italia 1 di Gaspari e Armano. Quarti si confermavano gli Stati Uniti e quinta l'Austria. De Zordo, che allora aveva 25 anni, e il suo frenatore Frassinelli avevano stabilito anche il nuovo record della pista. De Zordo, che al termine della gara appariva raggiante, confermava ai giornalisti che la pista si era rivelata velocissima, particolarmente nelle curve.
Ci furono scene di entusiasmo in tutto il Cadore per quell'alloro mondiale: un entusiasmo più che giustificato e meritato, in quanto veniva a premiare anni di sacrifici e di lavoro dei dirigenti del Bob Club Pieve di Cadore.
I due protagonisti di questa eccezionale impresa, che alla vigilia sembrava impossibile, erano due giovani cadorini cresciuti e formatisi nella scuola bobbistica di Pieve di Cadore.
Nevio De Zordo è di Cibiana, un piccolo centro dove lo sport era assai vivo, tanto che allora era definito la culla del salto italiano: qui è nato l'11 marzo 1943 e qui abitava con i genitori e due sorelle.
Di professione faceva il gelatiere a Colonia, come moltissimi altri suoi compaesani. Nel 1963 si era dato al bob, tesserandosi al Bob Club Pieve di Cadore e partecipando al corso addestramento piloti. Fin dalle prime gare si era posto all'attenzione dei tecnici per le sue eccezionali doti ed alla sua prima gara (campionato italiano) conquistò il secondo posto. Si ripeté l'anno successivo, piazzandosi secondo agli assoluti, sia nel "due", sia nel "quattro". In quella stagione assurse di prepotenza alla ribalta internazionale, aggiudicandosi il titolo europeo juniores di bob a due con Italo De Lorenzo a Saint Moritz. Tale brillante prestazione lo inserì di diritto fra i migliori piloti italiani e nel 1965 i dirigenti nazionali lo designarono per il secondo equipaggio ai mondiali di Saint Moritz nel bob a quattro: De Zordo non deluse le attese, conquistando il secondo posto dietro il canadese Emery. Un risultato eccezionale, tanto che un giornale specializzato portava a grossi caratteri: "Emery vince, De Zordo convince". Nel 1966 fu ancora secondo agli assoluti di bob a due e terzo in quelli del quattro; nel 1967 ancora secondo ai campionati del due e scelto per i mondiali all'Alpe d'Huez, dove si classificò alla piazza d'onore. Sembrava che De Zordo fosse avviato a più importanti traguardi ancora, ma in quella stagione rimase vittima di un infortunio sulla piste di Cervinia, compromettendo così la sua partecipazione alle Olimpiadi di Grenoble. L'incidente sembrava pregiudicare l'attività agonistica futura del forte atleta cibianese, cosicché l'oro di Lake Placid giunse ancor più inaspettato e gradito.
Adriano Frassinelli è nato a Pieve di Cadore l'1l aprile 1943, ma le sue origini sono in laguna. Suo padre infatti era originario di Spinea ed i suoi primi cimenti agonistici li compì come paracadutista. Dopo aver essere stato commesso di macelleria a Jesolo, Legnago, in Germania e ad Auronzo, si trasferì infine a Laggio di Cadore, dove lavorava nella macelleria di Ignazio Pedevilla.
Ha cominciato a gareggiare come "brek" nel Bob Club Valle, poi è passato al Bob Club Pieve nell'equipaggio di Da Rin. Per le sue eccezionali doti nella spinta si metteva presto in luce e ben presto veniva inviato dal sodalizio agli allenamenti a Chiavari. Fu inserito quale frenatore accanto a De Zordo solo all'ultimo momento, a seguito di un banale incidente (caduta dalle scale) del titolare De Martin Pinter.
Dopo l'oro olimpico il presidente della Repubblica Saragat inviò a Nevio De Zordo e Adriano Frassinelli il seguente telegramma: «La brillante affermazione da voi ottenuta gareggiando contro valorosi avversari del bob a due che vi ha qualificati campioni del mondo è motivo di grande soddisfazione per gli italiani. A nome loro e mio personale desidero farvi giungere le più vive felicitazioni ed i migliori auguri».
Ma non era finita: nel 1972 De Zordo e Frassinelli firmarono un'ulteriore impresa e assieme a Dal Fabbro e Bonichon conquistarono la medaglia d'argento con il bob a quattro alle Olimpiadi di Sapporo in Giappone. La leggenda del bob cadorino non ne voleva sapere davvero di tramontare.

Walter Musizza e Giovanni De Donà