Luciani, il mistero della morte

Per essere certi in tutto
dobbiamo sempre ritenere
che il bianco che io vedo
sia nero
se la Chiesa gerarchica
cosi stabilisce
(13ª regola per il retto
sentire che dobbiamo avere
nella Chiesa militante
Dagli Esercizi spirituali
di Sant'Ignazio di Loyola

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di Toni Sirena
La morte di Luciani cade come un fulmine a ciel sereno. Tutti ne restano increduli, a cominciare dai parenti più stretti e dai suoi vicini collaboratori. Il segretario di Stato, cardinale Villot, che era stato ricevuto da Giovanni Paolo I verso le 19,30 del 28 settembre per trattare con lui «questioni di attualità», dirà che il papa «era apparso sereno e disteso e non presentava alcun segno di stanchezza». Era, inoltre, «assolutamente in buono stato e perfettamente lucido». Il cardinale vicario Ugo Poletti annuncia alla diocesi la morte del papa definendola «improvvisa»: si tratta di «un luttuoso, impensato, misterioso avvenimento». Il decano del Sacro Collegio, cardinale Carlo Confalonieri, apprende la notizia «evidentemente con molta sorpresa». Sorpresa e mistero sono i termini che circolano con maggiore insistenza. Come credere allora alle successive dichiarzioni secondo le quali tutti sapevano che il papa era in cattivo stato di salute? I parenti del papa sono più espliciti. Il fratello Edoardo Luciani, direttore della Camera di commercio di Belluno, viene raggiunto dalla notizia in Australia, dove si trova con una delegazione commerciale della Regione Veneto. In un primo momento, com'è suo carattere, si chiude in un assoluto mutismo. Ma già il primo ottobre sostiene: «Quando un mese fa era stato eletto papa, i medici avevano espresso il parere che non ci sarebbero stati problemi particolari in ordine alla sua salute. Edoardo Luciani rivela che il giorno dopo la cerimonia di insediamento, egli stesso aveva chiesto al medico personale del papa precise rassicurazioni sul suo stato di salute. «Il medico», dice 'Berto" Luciani, «mi aveva rassicurato dicendomi che per lui il cuore era in discrete condizioni». Il fratello infine nega che il papa avesse mai sofferto di disturbi cardiaci. Dello stesso tenore sono le dichiarazioni della nipote Amalia Luciani, raggiunta dalla tragica notizia della morte dello zio a Trieste, dove lavorava in ospedale come ostetrica. «Nessuno vuole crederci», dichiara Amalia Luciani, «nemmeno il segretario dello zio don Mario Senigaglia e il vescovo di Belluno Ducoli». Albino Luciani, conferma la giovane, non aveva mai sofferto di disturbi cardiaci: «Qualche acciacco, ma nulla che lasciasse presagire una scomparsa cosi repentina».
Sulla morte di Luciani non esiste un bollettino medico ufficiale, a meno che non si voglia considerare tale quel laconico e succinto comunicato che annuncia la morte del papa. E' la prima volta nella storia della Chiesa degli ultimi secoli che non sia stato redatto un documento ufficiale sulle cause di morte di un papa. Esiste solo un comunicato riportato dall'Osservatore Romano, dove si leggono sostanzialmente tre cose: il decesso è stato constatato dal dottor Buzzonetti, la morte è avvenuta presumibilmente verso le 23; essa si deve a infarto miocardico acuto.
Una tale sicurezza sulla causa della morte non ha alcuna ragione. Lo conferma il professor Camillo Prati, primario cardiologo del San Camillo di Roma: «Può essersi trattato anche di emorragia cerebrale». C'è un solo modo per accertare la causa della morte: l'autopsia. «Sarebbe augurabile che la facessero», sostiene ancora il prof. Prati». Dello stesso parere è il prof. Giovanni Alemi, primario neurologo: «Non c'è alcun precedente di autopsia di un papa, ma in questo caso sarebbe dovere dello Stato Pontificio procedervi». Perché? «Senza analisi chimica è difficile stabilire la causa della morte, tanto più che mancano descrizioni dell'agonia e dei momenti della pre-morte, alla quale nessuno ha assistito».
In realtà, non è vero che non venne mai eseguita l'autopsia sul corpo di un papa. Pio VIII, morto dopo un solo anno e mezzo di pontificato, il 30 novembre 1839 all'età di 69 anni, venne sottoposto ad autopsia per conoscere l'esatta causa di morte dopo un periodo cosi breve di pontificato.
Anche papa Luciani era relativamente giovane (aveva 65 anni) ed era in discreto stato di salute. Per tacitare le voci che circolano in Vaticano e inquietano l'opinione pubblica, c'è chi ricorda una strana coincidenza: Luciani, pochi giorni prima, durante un'udienza, aveva confortato gli ammalati dicendo che «anche il papa che vi parla è stato otto volte in ospedale, con quattro operazioni». Ma è proprio la natura di quelle degenze a contraddire la tesi della salute malferma. Il prof. Amedeo Alexandre, che operò due volte Luciani nel 1964, quando era primario della seconda divisione chirurgica dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso, è perentorio: si era trattato di bazzeccole o di malanni che col cuore non c'entravano affatto, calcoli al fegato ed emorroidi. Tutti gli esami clinici erano risultati negativi: «Era perfettamente sano sia nel primo che nel secondo intervento». Certo, erano passati 15 anni e nel frattempo la salute di Luciani poteva essere peggiorata. Non risulta, tuttavia, che fosse affetto da altri mali: una forma reumatica cronica, i postumi di una infiltrazione polmonare contratta da giovanissimo, un'ostruzione all'occhio avvenuta nel 1975. I familiari negano categoricamente che avesse mai sofferto di disturbi cardiaci.
Né esiti diversi avevano dato gli esami ai quali si era sottoposto il giorno dopo l'insediamento in Vaticano. «L'infarto è una conseguenza abbastanza comune ad eventi fortemente emotivi», sostiene ancora il prof. Prati. «La morte però non si verifica generalmente con cuore e coronarie sani». Per un mese, poco prima della sua elezione, Luciani era stato ospite, fino al 5 agosto 1978, della clinica-sanatorio dei Padri Camilliani al Lido di Venezia. Ci andava spesso, ma più per un periodo di riposo che per altro: «L'aria di mare gli faceva bene», ricorda suor Benigna, superiora dell'ospedale.
L'infarto non stronca in modo fulmineo. In genere di infarto si muore nella prima ora dall'attacco. Il parere dei medici è che se il papa fosse stato colpito accanto ai collaboratori, ci potevano essere molte probabilità di intervenire efficacemente. La prima domanda sorge spontanea: se davvero, come affermano personaggi autorevoli della Curia (che tuttavia non mancano di esprimere, contraddittoriamente, grande sconcerto e stupore per una morte ritenuta improvvisa e inaspettata) il papa non versava in perfetta salute, perché, allora, non era stata prevista una adeguata sorveglianza notturna cosi da poterlo subito soccorrere in caso di malore? Oppure, viceversa, perché respingere ogni dubbio sulle cause della morte, rifiutando di far eseguire l'autopsia?
In realtà, la morte improvvisa per infarto è possibile avvenga anche senza avvisaglie. Una graduale ostruzione delle coronarie o dell'aorta può essere in atto da tempo senza che ciò appaia esternamente o attraverso sintomi chiari. Per valutare lo stato di salute, insomma, non sono sufficienti normali ricognizioni in superficie o l'elletrocardiogramma. Accade talvolta che una persona, sottopostasi a ecg da solo un'ora e risultata normale, venga colta da infarto improvvisamente, poco dopo. Per essere certi dello stato di salute del cuore occorrerebbe (siamo nel 1978) una sonda interna che esplori le coronarie. Ma l'esame non è dei più semplici e tutti i medici definiscono ingiustificato sottoporre un paziente a un simile esame se non vi siano sospetti fondati di danni al cuore.
Tuttavia, l'infarto si annuncia con un dolore acuto in mezzo al petto che si espande alle spalle e talora alle braccia, soprattutto alla parte sinistra. Dall'attacco alla morte c'è un lasso di tempo, di circa un'ora, che permetterebbe al malato di essere salvato, sempre che venga soccorso in tempo.
Una seconda considerazione dev'essere fatta sullo stato di salute del papa. E' noto che Albino Luciani aveva sofferto all'età di dodici anni un'infiltrazione polmonare. Anche se dalla Tbc era guarito, la malattia aveva lasciato segni sul suo fisico. Un polmone non funzionava più a dovere. In questi casi, le ripercussioni per il cuore possono farsi sentire pesantemente. Le difficoltà circolatorie dovute al maggiore sforzo che il fisico deve sostenere possono portare all'ingrossamento della parte sinistra del cuore (quella che immette il sangue in circolo) e all'affaticamento dell'organo. In questo caso, un esame in superficie è sempre sufficiente per capire se il cuore corre qualche pericolo. Ma non è questo il caso di Albino Luciani, i cui eventuali disturbi cardiaci non erano noti né a lui stesso (non ne avvertiva alcun sintomo) né ai parenti vicini.
La terza considerazione è che è comunque impossibile affermare di quale male sia morta una persona deceduta improvvisamente. Nei casi di morte improvvisa, vi possono essere varie cause ma nessun medico serio giurerebbe - soprattutto se mancano testimonianze dell'agonia - che si è trattato di infarto.
Può trattarsi di embolia cerebrale o polmonare, ictus e altro. Solo l'autopsia può chiarire la vera causa di morte, dopo un attento esame dell'organo che si ritiene leso. Nemmeno l'esame in superficie può chiarire nulla. Stupisce quindi la fretta con cui il medico Buzzonetti e il segretario di Stato Jean Villot hanno accreditato una versione del tutto imprecisa.
Due giorni dopo la morte di Luciani in Vaticano e in provincia di Belluno circolano già voci sconcertanti. Di fronte a quello che viene interpretato come un atteggiamento reticente delle autorità vaticane e alle contraddizioni contenute nelle tre diverse versioni sulla morte, l'opinione pubblica, in particolare quella cattolica, è inquieta. Inquietudini che, sebbene con un certo ritardo, sono costretti a registrare, in un angolino quasi invisibile, anche giornali di area cattolica. Il Gazzettino di Venezia, il 4 ottobre, parla delle voci insistenti di avvelenamento, per allontanare l'ipotesi con sdegno. Il cardinale Confalonieri respinge seccamente «le dicerie». Uguale atteggiamento assume il cardinale Silvio Oddi: «Sappiamo con tutta sicurezza che la morte è dovuta a cause del tutto naturali». Da dove viene tanta sicurezza? Scende in campo anche qualche medico. Il prof. Angelo Fiori, responsabile di medicina legale del Policlinico Gemelli di Roma, sostiene che «a giudicare dalle malattie sofferte dal papa, dallo stress psicofisico certamente eccezionale, la sua ha tutti i sintomi di una morte naturale». Tutte queste dichiarazioni non portano però alcun elemento nuovo a sostegno delle tesi vaticane. Le malattie del papa erano, tutto sommato, di relativo conto, mentre Luciani non aveva mai sofferto di cuore. In Vaticano era entrato perfettamente sano, come hanno sostenuto anche i parenti (accenneranno solo a «una certa emotività» ereditata dal carattere della madre).
Nonostante le richieste di varie associazioni cattoliche, vescovi e cardinali, volte a chiedere ora l'apertura di una inchiesta interna al Vaticano, ora l'autopsia, ora una dichiarazione ufficiale sulla morte e su come si sono svolti i fatti, non arriverà né l'una né l'altra. Del resto, l'autopsia sarebbe stata probabilmente inutile, non più in grado di accertare nulla di diverso da quanto era stato detto: le operazioni di conservazione del corpo hanno annullato ogni speranza di analisi chimica. La dichiarazione, d'altro canto, sarebbe forse suonata come un'ammissione ufficiale delle bugie precedenti, alimentando magari nuovi sospetti. Ce n'era ben donde: non esistono versioni ufficiali, sono state fatte circolare solo tre versioni ufficiose, contenenti numerose contraddizioni. Luciani non soffriva di cuore e appariva anzi in buona salute. Se si trattò di infarto, chiamò aiuto ma nessuno accorse al suo capezzale. L'autopsia, infine, è stata negata. Imbarazzante, per un cattolico incline più all'atto di fede che al dubbio sistematico. Perché in assenza di una versione definitiva nessuno può credere a niente: la Chiesa gerarchica, per dirla con Ignazio di Loyola, questa volta non ha stabilito affatto che il bianco debba essere nero.