Ragazza assassinata dal molestatore

POTENZA.Sequestrata, uccisa dopo il tentativo di violenza sessuale e impiccata già morta per simulare un suicidio. Con questo calvario si è conclusa la vita di Maria Rosaria Mercadante, 24 anni, impiegata di Viggiano, il paese lucano dei pozzi petroliferi. Assassinata da un balordo accecato dal desiderio di avere a tutti i costi quella ragazza. Un ladruncolo conosciuto come un prepotente, un bullo di paese. I carabinieri non hanno avuto difficoltà a identificarlo. Salvatore Votta, 37 anni, molti dai quali passati a salvarsi dai rigori della legge. Mai, però, aveva commesso un reato a sfondo sessuale. Fino a ieri mattina.
Erano mesi che Votta insidiava Maria Rosaria. Lei si era lamentata con i familiari, con le amiche. Era stanca di subire i complimenti pesanti di Votta. Ogni volta che usciva di casa una molestia. Maria Rosaria non aveva pensato a denunciarlo. Continuava a fare la sua vita. A preparare il matrimonio per l'anno prossimo e a svolgere il suo lavoro di addetta alla reception dell'ostello Teokos, a dieci minuti da casa.
Proprio mentre andava a lavorare, ieri mattina, Votta l'ha sequestrata. E ieri sera lui stesso ha raccontato ai carabinieri come sono andate le cose. Votta e Maria Rosaria abitavano vicini. Lui conosceva gli orari della ragazza, sapeva esattamente a che ora usciva per andare a lavorare, poco dopo l'alba. Così, ieri mattina, quando alle 6.50 Maria Rosaria è uscita Votta l'ha aspettata nel parcheggio.
Armato di un coltello Votta ha costretto Maria Rosaria a farlo salire sulla sua Cinquecento. Un viaggio breve, otto chilometri, fino al casolare in contrada Valloni dove la ragazza è stata trovata morta. Fra le mura diroccate l'uomo le è saltato addosso, ha cercato di averla a tutti i costi, di vincere la resistenza di Maria Rosaria. E' stata una lotta, l'uomo ha afferrato la giovane per il collo e ha stretto, fino a strangolarla. Convinto di poter trovare una via d'uscita, Votta ha pensato bene di inscenare il suicidio, impiccando il cadavere di Maria Rosaria alla legnaia.
Salvatore Votta ha però avuto poco tempo per scappare. Maria Rosaria era una ragazza puntuale. Il ritardo al lavoro è stato notato subito. La collega che l'aspettava ha chiamato i carabinieri. Un paio d'ore di ricerche e di interrogatori. Alle 9, sentiti parenti e amici di Maria Rosaria, i militari hanno portato in caserma Votta, sospettato fino a qual momento solo delle molestie. Alle 9,30 il ritrovamento. Prima l'auto e poi il cadavere della ragazza. Le cose sono cambiate.
Il fermato, a quel punto, non è stato più rilasciato. Anche perché già il primo esame del cadavere di Maria Rosaria è bastato a smascherare la messa in scena del suicidio. Magistrato e carabinieri hanno cominciato a sospettare di Votta, descritto da tutto il paese come una persona violenta, osessiva verso la giovane, che insidiava con complimenti pesanti.
Sono servite molte ore di colloqui perché l'uomo si decisesse a confessare. Alla fine ha capitolato, ammettendo di aver strangolato Maria Rosaria ma negando qualsiasi premeditazione. Almeno per l'omicidio. Altra cosa il sequestro, studiato da giorni, almeno secondo quanto ha confessato. (a.g.)