Bolzano, incrociatore di lusso

Nell'agosto del 1932 fu varato nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente l'incrociatore "Bolzano". Ne abbiamo scritto in "Bolzano Scomparsa 2", ma ora vorremmo tornare sul tema per raccontare sulla sua storia qualcosa di nuovo e sorprendente. Il "Bolzano" fu l'ultimo degli incrociatori da 10.000 tonnellate sanciti dal trattato di Washington, fratello del "Trento", del "Trieste", del "Gorizia", dello "Zara", del "Fiume" e del "Pola", tutte città - come si diceva allora - redente (ma le ultime tre, vittime di una guerra scriteriata, sono ora croate). Era lungo quasi 200 metri, quattro impianti binati di cannoni da 203/53, 16 pezzi da 100/47, 12 mitragliere, otto tubi lanciasiluri e tre aeroplani. Il fatto sorprendente è che, a tanta potenza, il "Bolzano" abbinava un lusso raffinato. L'arredamento del settore ufficiali era stato affidato infatti ad un architetto-arredatore di successo, Tomaso Buzzi (1900/1981), che ne fece un gioiello. Pareti e mobili erano di preziosa radica, la parete di una sala era fatta di radica intagliata che riproduceva in grande la carta geografica dell'Alto Adige, c'era mobilio modernissimo e disegnato per l'occasione, lampade in stile, perfino soprammobili raffinati; su un canterano un grande cofano custodiva la bandiera e su un suo lato era raffigurato, sempre in radica intagliata, il nostro monumento alla Vittoria, con la scritta "Incrociatore Bolzano". La bandiera era stata offerta dalle scuole della nostra provincia e una pergamena precisava che la gioventù altoatesina offriva "questa bandiera di combattimento - auspicio ed augurio d'ardimenti e trionfi - alla R.NAVE BOLZANO che - della Patria sarà in mare difesa incrollabile - sì come in terra il baluardo dell'Alpe". Era il linguaggio di quei tempi. Un altro riscontro aulico si ha nel motto del "Bolzano", che era: "A magnanima impresa intenta ho l'alma". Tornando agli interni c'è da aggiungere che questi erano ornati da quadri che riproducevano motivi alpestri. Gli artisti? Sicuramente altoatesini. Ma perché l'incarico a Tomaso Buzzi? Il direttore dell'Ansaldo ingegner Segala gli scrisse: «Sappiamo che siete l'animatore di questo nuovo stile 900 e l'abbiamo ammirato nella rivista "Domus"». Non si bada a spese. La vetreria Venini fornisce una grande coppa che costa ben 240 lire, gli intarsi del legno vengono fatti a Milano, i rivestimenti degli zoccoli dei mobili nei bagni sono in ottone cromato. Il pavimento è di un nuovo materiale, il linoleum. Poltroncine e sedie in pelle arancio e rosso, le lampade a muro sono fornite ancora dalla costosa vetreria veneziana Venini. Il "Bolzano" prese parte alle battaglie di Punta Stilo, Capo Teulada, Gaudo-Matapan e Mezzo Agosto, finché non lo colpì il siluro di un sommergibile inglese. Tornando all'architetto Tomaso Buzzi c'è da aggiungere che espresse la sua genialità anche con una fantasiosa ed esoterica "città ideale", che costruì (i lavori furono completati dal suo erede Marco Solari) alla Scarzuola, una località quasi sperduta, dalle antiche reminiscenze francescane, nel comune di Montegabbione (Terni). Un altro mondo, assai suggestivo, che Solari cura e coltiva con amore. www.bolzano-scomparsa.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA