08 agosto 2012 —
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sezione: Nazionale
di Maria Berlinguer wROMA «Se il precedente governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a 1.200 o qualcosa di simile». E’ rivolta nel Pdl per l’intervista concessa da Mario Monti al Wall Street Journal il mese scorso e pubblicata ieri sul sito on line. I berluscones sfogano subito alla Camera la loro rabbia contro il Professore, votando contro il governo. Poi in serata, dopo la telefonata del premier al Cavaliere, in un vertice a palazzo Grazioli convocato prima che scoppiasse il caso , viene fuori tutta la frustrazione dei pidiellini, esasperati delle esternazioni di Monti ma privi di strategie alternative. Che la giornata sarebbe stata ad alta tensione Monti lo ha compreso non appena il sito del WsJ ha diffuso la sua intervista. «Quella del premier è una provocazione inutile e stupida», attacca Fabrizio Cicchitto. «Parole politicamente insensate e scientificamente inspiegabili per un economista come lui: se ci riesce provi al più presto a spiegarsi», rincara Angelino Alfano. «Davvero pessime le parole di Monti su Berlusconi e spread: difficili da sopportare le parole, difficile da sopportare lui», scrive su tweeter Maurizio Gasparri. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate in merito all’intervista,precisano che non c’è alcuna intenzione polemica nei confronti del passato esecutivo e che la stima di uno spread a 1200 viene da una proiezione degli effetti della speculazione sul nostro paese se non si fossero dati segni di discontinuità con il passato. È infatti noto, spiegano,che lo spread in sei mesi era salito dai 150 punti base di maggio ai 550 di novembre. Le stesse fonti ricordano che anche per tale motivo si ricorse al governo tecnico, che potesse raccogliere consensi parlamentari tali da poter mettere mano a riforme fondamentali per il paese oltre che per far approvare misure anche impopolari ma non più procrastinabili. La precisazione non ricuce lo strappo. E Monti decide di telefonare direttamente al suo precedessore. La frase sullo spread è una «banale e astratta estrapolazione» di una più ampia intervista, lo rassicura. Poi affida a una nota di palazzo Chigi la sua versione. «Il presidente del Consiglio, come ha chiarito in un colloquio telefonico con Silvio Berlusconi, è dispiaciuto che una banale e astratta estrapolazione di tendenza di valori dello spread sia stata colta come una considerazione di carattere politico, il che non rientrava per nulla nelle sue intenzioni». La tensione però resta alta. «Non faccio processi alle intenzioni ma il premier ha commesso un errore clamoroso offendendo una forza politica, il Pdl, che sta lealmente appoggiando il suo governo: farebbe bene a riflettere su quanto sta facendo e comunque quello di Monti resta un errore, al di là delle telefonate», commenta Cicchitto. «Quanto dobbiamo ancora sopportare?», chiede l’ex sottosegretario Guido Crosetto. Due «scivoloni» in due giorni, è il sospetto che aleggia a palazzo Gazioli, fanno sorgere il dubbio che il Professore voglia giocare la carta delle elezioni anticpate per bruciare i tempi e magari tornare a palazzo Chigi con un’altra maggioranza. «Berlusconi stacchi la spina a questo ingrato che sta rovinando il Paese e lo sta svendendo all’Europa dei palazzi», chiede il leghista Roberto Calderoli. In difesa di Monti si schiera Pier Ferdinando Casini. «Non mi sembra che ci sia nulla da chiarire, è una cosa di cui tutti sono consapevoli: Berlusconi si è dimesso perchè era incapace di fronteggiare la crisi che stava travolgendo il Paese», dice il leader Udc che oggi incontrerà il premier. Prima di lui sarà Angelino Alfano ad andare a palazzo Chigi. «E’ un dato di fatto che Berlusconi non se ne sia andato per cortesia ma perchè l’Italia era a un centimetro dal baratro», ricorda Stefano Fassina, del Pd . ©RIPRODUZIONE RISERVATA