eleggere il successore. Infine, dopo due anni e tre mesi di Sede vacante, e mentre la Cristianità rumoreggiava per questa situazione scandalosa, il 5 luglio 1294 i porporati si orientarono su un non cardinale: Pietro Angeleri, un pio monaco ottantenne che viveva su un costone del monte Morrone, vicino a Sulmona. Era uno spirituale, alieno dalle mene curiali, e perciò ritenuto, in quel contesto difficile, un pacificatore. Leletto, che non era vescovo, fu infine consacrato e poi incoronato pontefice il 29 agosto di quellanno, allAquila, divenendo Celestino V.
Senza mai raggiungere Roma, accettò lospitalità di Carlo dAngiò, re di Napoli. A mano a mano che passavano i giorni il neopontefice si convinse di non riuscire a vivere lEvangelo tra i fasti del pontificato e gli intrighi politici; e così, meno di quattro mesi dopo, il 13 dicembre si dimise. E la vigilia di Natale il conclave elesse suo successore il cardinale Benedetto Caetani, Bonifacio VIII. Molti spiritualisti, oltre i Colonna (potente famiglia romana che aveva mire sul papato), ritenneroillegale lelezione di Bonifacio in quanto, asserivano, Celestino non si era dimesso spontaneamente. Intanto, ridiventato Pietro del Morrone, lex papa fu tenuto praticamente prigioniero da Bonifacio a Fumone, in Ciociaria, ove morì il 19 maggio 1296. La sua morte troncò, in parte, la contestazione sulla legittimità di papa Caetani.
Assai più complessa la questione di Gregorio XII. Dal 1378 si contrapposero due papi, eletti da due diversi gruppi di cardinali: il romano, Urbano VI, e Clemente VII, lavignonese (così detto perché ad Avignone, in Francia, fissò la sua sede): ognuno dei due considerava anti-papa laltro. Alla loro morte, i cardinali legati a ciascun gruppo dettero loro successori. E così lEuropa cristiana si divise: una parte riconosceva legittimo il papato romano, unaltra quello avignonese. Per risolvere la drammatica situazione i cardinali delle due obbedienze nel 1409 convocarono un Concilio a Pisa e là, proclamati decaduti i due papi regnanti, elessero nuovo papa Alessandro V e, alla sua morte, lanno dopo, gli diedero un successore, Giovanni XXIII. Ma i pontefici bocciati non riconobbero il Concilio, e perciò si vennero ad avere tre papi in contemporanea: la Chiesa era nel caos.
Limperatore Sigismondo convinse Giovanni XXIII a convocare un Concilio a Costanza, città ai confini tra Germania e Svizzera, dove iniziò nel 1414. Lanno seguente, lAssemblea impose le dimissioni ai tre papi in lizza: il pisano, Giovanni, pur malvolentieri obbedì; lavignonese (Benedetto XIII) rifiutò, e fu considerato deposto; il romano, Gregorio XII, abbandonato da tutti, si dimise ma, affermò, non perché lo aveva stabilito il Concilio, ma perché egli stesso così aveva deciso. E nel 1417 a Costanza, ove sedevano cardinali e vescovi delle tre obbedienze, fu eletto papa Oddone Colonna, Martino V. Si poneva così fine, dopo 39 anni, al Grande Scisma dOccidente.
Da allora, nessun papa si è più dimesso, o è stato dimesso. La questione è tornata dattualità, ma per motivi del tutto diversi, dopo il Concilio Vaticano II, quando furono emanate le norme che, praticamente, obbligano i vescovi a dimettersi ai 75 anni, e tolgono il diritto di entrare in conclave ai cardinali ultra-ottantenni. A poco a poco sorsero domande: ma perché mai un vescovo qualsiasi a 75 anni deve dimettersi, e il vescovo di Roma no? E perché un cardinale ottantenne è ritenuto non più adatto ad entrare in conclave, mentre a quella stessa età un papa (che ha una responsabilità, e una fatica, molto più grande) continua a regnare? Queste obiezioni, appena latenti con Paolo VI, divennero forti con Giovanni Paolo II, il cui stato di salute assai precario tutti, negli ultimi anni della sua vita, potevano vedere in tv. A tali obiezioni Wojtyla replicava: Cristo non è sceso dalla croce. Controreplica: perché allora far scendere dalla croce i vescovi?
Nel 2010, seppure in modo non così crudo, la questione fu toccata nella conversazione tra Benedetto XVI e Peter Seewald, in Luce del mondo. Domanda: E immaginabile una situazione nella quale Lei ritenga opportuno che il papa si dimetta? Risposta:Sì, quando un papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere lincarico affidatogli, allora ha il diritto ed in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi. Così parlò Ratzinger. Che, il prossimo 16 aprile, compirà 85 anni. Daltronde, il nuovo Codice di diritto canonico - promulgato da papa Wojtyla nell83 - riafferma: il pontefice romano può rinunciare al suo ufficio; per questo non si richiede che qualcuno accetti la rinuncia, ma solamente che essa sia fatta liberamente, e debitamente manifestata (canone 332).
Ci sono dunque tutte le premesse perché anche nel terzo millennio, pur in circostanze del tutto diverse da quelle del secondo, un vescovo di Roma si dimetta. Gli scontri al vertice che attualmente agitano il Vaticano sono nutriti anche da questa consapevolezza.
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Luigi Sandri