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Erwitt, il mondo in uno scatto


Semplicemente uno dei massimi fotografi viventi. Elliott Erwitt è nato a Parigi da una famiglia di emigrati russi nel 1928. I suoi primi anni di vita li trascorre a Milano, per poi trasferirsi in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939. Celebrato da musei e gallerie di tutto il mondo per la sua capacità unica di raccontare il genere umano con sguardo irrimediabilmente ironico e profondo, Erwitt è autore di fotografie che sono entrate a fare parte del nostro immaginario collettivo. Non a caso la mostra che apre al pubblico il 24 giugno a Merano Arte (inaugurazione il 23 alle 19.30, poi fino al 25 settembre) si intitola «Icons» e presenta una selezione dei suoi scatti più significativi scelti da Valerio Dehò in collaborazione con l’autore. Dai ritratti dei divi di Hollywood, ai reportage di costume e di guerra; dalle foto dei cani, alle immagini ufficiali della Casa Bianca durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy. Ora, all’età di 82 anni, Erwitt continua a girare il mondo per realizzare i suoi reportage: «Il mio scatto più bello? Quello che devo ancora fare», ripete spesso. Abbiamo parlato della mostra col curatore Valerio Dehò.
 Quali sono le caratteristiche che hanno reso le fotografie di Erwitt delle vere e proprie icone?
 
La semplicità e la qualità. E l’innocenza e la spontaneità con cui Erwitt ha volto il suo obiettivo verso il mondo, con cui ha vissuto, cogliendo situazioni a volte insolite e particolari. Le sue foto, i suoi reportage, sono sempre personali e sentimentali, il suo sguardo riesce sempre a carpire il momento e renderlo altamente simbolico, in modo da essere condiviso da tutti.
 Il grande filo conduttore delle immagini di Erwitt è l’ironia...
 
Le sue fotografie rispecchiano la profonda felicità di vivere, l’amore per le persone e per la commedia umana. Il suo non è uno sguardo freddo e distaccato, ma profondamente divertito e partecipe del mondo. Come nelle fotografie dei cani - da lui tanto amati - cui ha dedicato uno dei suoi libri più famosi: l’intuizione geniale, l’ironia, sta proprio nel mettere l’obiettivo alla loro altezza, nel rovesciare il punto di vista dalla loro parte.
 Contenuto e tecnica: la fotografia di Erwitt, come quella del suo grande punto di riferimento Henri Cartier-Bresson, è capace di raccontare intere storie in uno scatto, con una tecnica compositiva perfetta: esiste ancora questo tipo di fotografia?
 
No, non penso ci sia più perché abbiamo perso l’innocenza, l’immagine è ormai supercodificata e sedimentata. A sapere troppo si va alla ricerca dell’impossibile, della situazione sensazionale, del fenomeno, e i fotografi di oggi rischiano di autocensurarsi, per non replicare temi e modelli già visti. I reportage attraverso le cose di tutti i giorni, come quelli dell’epoca di Cartier-Bresson e di Erwitt mancano: la loro tecnica non è mai stata fine a se stessa, ma sempre funzionale al racconto.
 Ritrattista (celebri le sue immagini di Marilyn Monroe, Grace Kelly, Che Guevara), reporter, fotografo di moda o di grandi avvenimenti storico-politici (come la foto di Krusciov e Nixon che discutono a Mosca) e autore di campagne pubblicitarie: Erwitt rappresenta il fotografo a tutto tondo, una figura quasi leggendaria e romantica, ormai...
 
Erwitt, come altri fotografi della sua generazione, è stato un vero pioniere della fotografia che ha potuto sperimentare a 360 gradi. Oggi non esiste «il fotografo», ma il «fotografo di». Sono cambiate le richieste e le esigenze sono sempre più specifiche, questo conduce inevitabilmente a una specializzazione. Sono convinto però che un fotografo affermato di interior design, solo per fare un esempio, non perda la sua peculiarità di professionista quando scatta un altro tipo di foto. Raramente la specializzazione professionale non può essere valicata.
 La fotografia di Erwitt appartiene quindi a un mondo che non c’è più? Si possono trovare delle analogie con autori contemporanei?
 
L’idea di fotografia dei nostri giorni è completamente differente da quella dell’epoca in cui Erwitt ha iniziato a sviluppare la sua poetica. È un dato di fatto, non vuole essere un giudizio di merito. Oggi c’è la fotografia d’arte, le foto sono parte integrante del mercato dell’arte e del collezionismo. Chi comincia a fotografare oggi, ha un mondo e delle possibilità tecniche completamente differenti rispetto a quelle di 60 anni fa. È quindi naturale che l’uso disincantato della fotografia di Erwitt non esista più.
 Con quale criterio avete scelto le 40 foto?
 
Ho attuato una selezione piuttosto ampia che comprende tutti i temi affrontati nella sua carriera. Erwitt stesso ha consigliato una selezione di scatti e ci siamo confrontati varie volte per offrire al pubblico l’opportunità di scoprire anche delle immagini più «rare», meno conosciute. Sono tutte foto in bianco e nero, stampate dall’autore nel suo studio di New York, su carta Fine Art.
 

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- Barbara Gambino