Se infatti ci volgiamo appena a considerare alcuni degli avvenimenti legati alla cronaca politico-giudiziaria - prendiamo solo gli ultimi tre mesi - ce nè da scuotere lanimo politico di mezzo elettorato moderato italiano: prima Cosentino indagato per camorra, poi Bertolaso e i suoi guai, poi Scaiola e le dimissioni, contemporaneamente il senatore De Girolamo asseritamente affiliato allandrangheta e pure lui dimissionario, lex alleato Lombardo accusato di mafia, poi Brancher e poi Verdini coordinatore del PDL e poi ancora Cosentino e i suoi amici nellaffair Caldoro e la cosiddetta P3 di Carboni&C. e i giudici in «leasing» per aggiustare il verdetto sul Lodo Alfano. Quella che si abbatte sul centro-destra è una valanga inarrestabile che tuttavia disegna cerchi concentrici intorno a «Lui» in codice «Cesare» (così parrebbe dalle intercettazioni) cioè intorno a Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio in carica.
Eppure - a guardare i sondaggi - si sposta ben poco: certo Silvio Berlusconi perde in popolarità, il suo PDL lascia altri copiosi consensi alla Lega Nord, si coglie pian piano il formarsi di un potenziale spazio politico nel mondo moderato, ma non vi sono segni di cadute verticali e soprattutto non cè passaggio di voti da centro-destra a centro-sinistra. Perché?
Cosa fa si che non vi sia una rivolta morale fra gli elettori del PDL? Come mai non assistiamo a nulla di paragonabile alla stagione di Tangentopoli? In tutto ciò contano tre o quattro elementi, che poco hanno a che fare con la morale e molto con la politica. E venuta meno lidea che la «sinistra» goda di una qualsivoglia superiorità morale: lhanno affondata le pessime prove di governo offerte in alcune importanti regioni centro meridionali, dal Lazio, alla Campania, alla Calabria. Lesperienza dellultimo breve Governo Prodi ha segnato indelebilmente - come ebbe prontamente ad osservare Giulio Tremonti - luniverso moderato italiano: perché possano rivotare a centro-sinistra ci sarà bisogno di un cambio epocale di tutto il gruppo dirigente attuale (quarantenni compresi).
Lelettorato medio di centro-destra - considerando anche una più folta presenza di lavoratori autonomi - storicamente appare più sensibile e attento alle «questioni» legate alleconomia, allo sviluppo, alle modalità di distribuzione e di restituzione della ricchezza prodotta e assai meno reattivo rispetto al sociale, alla protezione in senso esteso della collettività, alla giustizia, ai diritti. Cè maggior pragmaticità e una più acuta attenzione ai costi benefici per il singolo gruppo famigliare o per la categoria. Infine - ma è uno degli ingredienti del mix complessivo - cè nel vasto panorama moderato, un tratto di maggior cinismo, se vogliamo una fiducia più controllata e fredda nei confronti della natura umana. Ecco la ragione della relativa tenuta di Cesare-Silvio. E tuttavia basterà una nuova offerta, un nuovo protagonismo di segno moderato, un leader e un raggruppamento che offrano discontinuità nella continuità, perché i fedeli neo-comunisti del Presidente del Consiglio dicano basta. Molti andranno a rafforzare la Lega. Molti altri sceglieranno il nuovo. Altri non andranno a votare. E pian piano - con grande gaudio del centro sinistra allopposizione - torneremo ad essere un paese normale.
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Roberto Weber