ARCHIVIO Alto Adige dal 2004

Coro di no al lodo Ghedini, e Alfano frena

 ROMA. «Noi non stiamo lavorando per spostare a Roma i processi del presidente». Il ministro della Giustizia Angelino Alfano smentisce le indiscrezioni secondo le quali il governo starebbe preparando un nuova legge su misura per Silvio Berlusconi.
 Un «lodo Ghedini», dal nome dell’avvocato personale del premier che lo avrebbe messo a punto, che prevederebbe appunto lo spostamento nella procura della capitale dei processi in cui è coinvolto il presidente del consiglio.
 Ipotesi che, quando nei giorni scorsi si sarebbe cominciato a discuterne (insieme a una norma per accorciare i tempi della prescrizione), avrebbe fatto storcere la bocca anche a molti esponenti della maggioranza, primi fra tutti leghisti e finiani. Ma anche allo stesso titolare della Giustizia, già scottato dalla bocciatura inflitta dalla Corte costituzionale al lodo al quale aveva messo il suo stesso nome e che prevedeva la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello Stato.
 E la smentita fatta ieri dal Guardasigilli forse è stato anche un modo per prendere le distanze da un eventuale nuovo provvedimento. Tanto più visto che arriverebbe in un momento in cui lo scontro con i magistrati ha toccato, dopo gli insulti del premier e di fronte a una riforma della giustizia ritenuta dalle toghe punitiva nei loro confronti, livelli altissimi.
 Il rischio di rivedere le scene dei mesi scorsi è dunque alto. Un eventuale lodo Ghedini, infatti, potrebbe suscitare dubbi sulla sua costituzionalità, come già successo appunto con il lodo Alfano. In questo caso, il contrasto potrebbe essere con l’articolo 25 della Costituzione, che garantisce il rispetto del giudice naturale. Getta acqua sul fuoco Paolo Bonaiuti, che parla di «chiacchiere» senza fondamento. «Non c’è nulla di concreto», dice il sottosegretario alla presidenza del consiglio. «Il presidente Berlusconi ha detto con grande tranquillità di essere pronto ad affrontare i processi che lo vedranno impegnato, anche se questo gli porterà via del tempo dell’attività del governo».
 La sola possibilità di una nuova legge ad personam fa insorgere l’opposizione. Il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, chiede al Pdl di spiegare «quali sono le sue vere intenzioni». «E’ ora di smetterla - commenta Finocchiaro - con il giochino di annunciare, da una parte, riforme sulla giustizia, di cui il Parlamento non si conosce una riga e dall’altra di lavorare a fari spenti su norme che servono solo a risolvere i problemi del premier».
 L’idea di trasferire a Roma i processi che riguardano le alte cariche dello Stato (probabilmente anche i ministri, esclusi dal lodo Alfano) sorprende anche l’ex presidente dell’Anm, oggi procuratore aggiunto di Milano, Edmondo Bruti Liberati che la definisce «stravagante». «Abbiamo conosciuto in passato e la giustizia milanese ne è stata vittima - ha detto ieri Bruti Liberati nel corso dell’assemblea dei magistrati che si è tenuta a Milano - casi di processi arbitrariamente trasferiti per competenza a quella procura romana, allora giustamente definita “porto delle nebbie”. Sono passati diversi decenni e quei tempi non ritorneranno. Ci si risparmi la fatica di una normativa aberrante e insultante per la magistratura romana: a Roma, come ovunque in Italia, pm e giudici sono soggetti soltanto alla legge e alla Costituzione».
- Carlo Rosso

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    Messaggero Veneto

    Senza Titolo

  • + Altri risultati