14 dicembre 2008 —
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sezione: Attualità
MILANO. «Il 2009 sarà un anno difficile, il più difficile che io abbia mai visto nella mia vita»: Sergio Marchionne non ha usato mezzi termini nel discorso che ha tenuto ai dirigenti del Lingotto in occasione dei saluti di fine anno. Il 2008, pur nella difficoltà, si chiuderà per il gruppo Fiat con un significativo risultato economico, mentre per il 2009, ha detto lad Fiat, «ci saranno incognite che nessuno riesce a valutare, legate allevoluzione delleconomia italiana, europea e mondiale. Gli scostamenti delle normali condizioni di mercato non permettono, al momento, di fare previsioni».
«Non di definire in modo puntuale e attendibile le performance del gruppo per il prossimo anno». Lincertezza del prossimo anno è dovuta al cambiamento strutturale nel sistema finanziario e industriale, che ha «spazzate via le condizioni di base su cui avevamo definito i nostri programmi, cancellati i punti di riferimento e le regole del gioco». Lad della Fiat ha criticato gli aiuti pubblici al settore auto, perchè, se a favore solo di alcuni costruttori, «rischiano di portare a un livello di disparità enorme nella competizione internazionale». Secondo Marchionne lEuropa deve muoversi velocemente per affrontare il tema più urgente: la sopravvivenza di un settore che conta più di 12 milioni di lavoratori. «Dobbiamo muoverci in maniera più condivisa - ha detto lad Fiat - per continuare ad avere accesso ai capitali, per continuare a investire, per affrontare ad armi pari la concorrenza». La speranza per la Fiat, secondo il suo amministratore delegato, è laver capito prima di altri la necessità di un cambiamento e «leccezionale risanamento» raggiunto in questi anni.
Proprio in questo fine settimana il governo inglese sta trattando laccordo finale per un piano di salvataggio per lindustria dellauto britannica. Il settore non è più controllato da capitali inglesi ma tra giapponesi (Nissan, Honda e Toyota) americani (Ford e Vauxhall), tedeschi (Volkswagen e Bmw) e ora indiani, da quando la Tata ha acquistato Jaguar e Land Rover, dà lavoro, tra produzione di autoveicoli e componenti e rete commerciale di distribuzione ad oltre 850mila persone. Evidente dunque che il Governo in un momento di profonda crisi economica non possa permettersi il lusso di unemorragia di posti di lavoro. Le due società che si trovano in peggiori condizioni sono ovviamente Gm, che in Gran Bretagna opera con il marchio Vauxhall, e Ford che sono state colpite al cuore dalla crisi in casa propria. Tra laltro, Vauxhall ha già offerto ai 4.500 dipendenti che operano nellimpianto di Ellesmere Port, nel Cheshire, un periodo «sabbatico» di 9 mesi durante il quale il personale verrà pagato al 30% del salario regolare. In Germania il governo ha optato per un intervento a favore delle società finanziarie che fanno da supporto alle vendite delle aziende automobilistiche.
La Francia ha approvato un piano da 200 milioni di euro che prevede 1.000 euro per ogni vettura rottamata contro i 300 euro di un anno fa. Infine la Svezia ha dato il via a un intervento a favore di Saab e Volvo, rispettivamente controllate da Gm e da Ford, per 2,5 miliardi di euro.