ARCHIVIO Alto Adige dal 2004

«L’anno peggiore della mia vita»

 MILANO. «Il 2009 sarà un anno difficile, il più difficile che io abbia mai visto nella mia vita»: Sergio Marchionne non ha usato mezzi termini nel discorso che ha tenuto ai dirigenti del Lingotto in occasione dei saluti di fine anno. Il 2008, pur nella difficoltà, si chiuderà per il gruppo Fiat con un significativo risultato economico, mentre per il 2009, ha detto l’ad Fiat, «ci saranno incognite che nessuno riesce a valutare, legate all’evoluzione dell’economia italiana, europea e mondiale. Gli scostamenti delle normali condizioni di mercato non permettono, al momento, di fare previsioni».
 «Non di definire in modo puntuale e attendibile le performance del gruppo per il prossimo anno». L’incertezza del prossimo anno è dovuta al cambiamento strutturale nel sistema finanziario e industriale, che ha «spazzate via le condizioni di base su cui avevamo definito i nostri programmi, cancellati i punti di riferimento e le regole del gioco». L’ad della Fiat ha criticato gli aiuti pubblici al settore auto, perchè, se a favore solo di alcuni costruttori, «rischiano di portare a un livello di disparità enorme nella competizione internazionale». Secondo Marchionne l’Europa deve muoversi velocemente per affrontare il tema più urgente: la sopravvivenza di un settore che conta più di 12 milioni di lavoratori. «Dobbiamo muoverci in maniera più condivisa - ha detto l’ad Fiat - per continuare ad avere accesso ai capitali, per continuare a investire, per affrontare ad armi pari la concorrenza». La speranza per la Fiat, secondo il suo amministratore delegato, è l’aver capito prima di altri la necessità di un cambiamento e «l’eccezionale risanamento» raggiunto in questi anni.
 Proprio in questo fine settimana il governo inglese sta trattando l’accordo finale per un piano di salvataggio per l’industria dell’auto britannica. Il settore non è più controllato da capitali inglesi ma tra giapponesi (Nissan, Honda e Toyota) americani (Ford e Vauxhall), tedeschi (Volkswagen e Bmw) e ora indiani, da quando la Tata ha acquistato Jaguar e Land Rover, dà lavoro, tra produzione di autoveicoli e componenti e rete commerciale di distribuzione ad oltre 850mila persone. Evidente dunque che il Governo in un momento di profonda crisi economica non possa permettersi il lusso di un’emorragia di posti di lavoro. Le due società che si trovano in peggiori condizioni sono ovviamente Gm, che in Gran Bretagna opera con il marchio Vauxhall, e Ford che sono state colpite al cuore dalla crisi in casa propria. Tra l’altro, Vauxhall ha già offerto ai 4.500 dipendenti che operano nell’impianto di Ellesmere Port, nel Cheshire, un periodo «sabbatico» di 9 mesi durante il quale il personale verrà pagato al 30% del salario regolare. In Germania il governo ha optato per un intervento a favore delle società finanziarie che fanno da supporto alle vendite delle aziende automobilistiche.
 La Francia ha approvato un piano da 200 milioni di euro che prevede 1.000 euro per ogni vettura rottamata contro i 300 euro di un anno fa. Infine la Svezia ha dato il via a un intervento a favore di Saab e Volvo, rispettivamente controllate da Gm e da Ford, per 2,5 miliardi di euro.