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Fondi esteri? Chiacchiere da bar

 MILANO. Per uno, l’ex presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera, erano «chiacchiere da bar di Roma». Per l’altro, l’ex Ad Carlo Buora, qualcosa di cui parlare «al bar Sport».
 Sentiti come testimoni in contemporanea il 27 giugno scorso, i due ex vertici della compagnia telefonica liquidavano senza mezzi termini, e con parole simili, le «voci» su un presunto fondo estero, noto come ’Oak Fund’, su cui sarebbe confluito denaro dei Ds.
 Per Tavaroli, interrogato il 31 maggio 2007, l’interesse dei vertici di Telecom alla questione era invece reale: «Il presidente mi chiese conferma del fatto se nei dossier, come da ricostruzione che stavo svolgendo assieme ai legali del gruppo, vi fossero indagini riguardanti politici; risposi (...) che vi era l’operazione Oak Fund, nelle cui conclusioni si attribuiva il fondo al partito Ds». Tronchetti, sentito come testimone, liquida invece la questione come «voci» che all’azienda «non interessavano» e senza riscontri: Tavaroli «stava pochissimi minuti dicendo ’Certi ambienti sono contro’, insomma cose di questo genere, dico ’Guardi, lasci perdere’, ma erano cose rapidissime, proprio flash senza mai un seguito, senza un foglio di carta», ricorda Tronchetti.
 «E’ ovvio che il nome che faceva era quello che stava su tutti i giornali, D’Alema eccetera (...) lo disse esplicitamente, Oak Fund in riferimento al partito politico, però disse che lui aveva la possibilità di accesso, non mi disse che aveva della documentazione, come al solito». L’atteggiamento di Tavaroli, ricorda Tronchetti, era di entrare nel suo ufficio e fare «dei discorsi come dire ’Io tutelo l’azienda’, dico ’Guardi, sono le chiacchiere da bar di Roma’».
 Chiacchiere che provenivano da un’operazione portata a termine dall’investigatore privato Emanuele Cipriani, che interrogato il 17 ottobre 2007 ricorda: «Tavaroli mi chiese di effettuare accertamenti su una società estera (Bell, ndr.) titolare del pacchetto di controllo della Telecom, nel cui capitale era inserito un fondo off-shore. Le investigazioni si svilupparono a livello mondiale su svariate società comunitarie e off-shore nonchè su numerose persone fisiche residenti in Italia e all’estero. Attesa la delicatezza delle informazioni acquisite, di interesse strategico per l’azienda, intesi portare personalmente e volta per volta i risultati a Tavaroli che, con particolare riferimento agli ultimi report, li ripose nella sua borsa manifestando nel contempo vivo stupore e interesse».
 «L’attività di indagine svolta su Oak Fund», secondo Tavaroli, aveva «finalità squisitamente aziendali».
 Eppure, non sarebbe servita a «esercitare alcuna pressione». Questa considerazione dell’ex capo della security fa seguito a una ricostruzione dei rapporti Tronchetti-Ds: «Mentre nell’agosto 2001 è vero che il presidente D’Alema aveva frontalmente attaccato l’operazione di acquisto da parte di Tronchetti» ma «proprio grazie alla mia mediazione (...) che si è snodata attraverso i contatti favoriti da Marco Savina con Lucia Annunziata e quindi Nicola Latorre e infine Massimo D’Alema, già nella primavera del 2002 i rapporti tra Tronchetti e D’Alema erano assolutamente cordiali».
 Per Tronchetti, l’ex carabiniere dell’antiterrorismo era stato portato in Telecom, da Pirelli, per evitare la «confusione tra quello che era il ruolo di una struttura aziendale e vicende che non riguardavano l’azienda. Quindi c’era fiducia in Tavaroli».