Diodoro pensa a Warhol


Oscar Diodoro, classe 1977, è un giovane visual artist bolzanino. Dai tempi del liceo coltiva la passione per la pittura e più in generale per le arti figurative, sperimentando soluzioni non convenzionali che mescolano fotografia e tela, matite e tecnologia.
«La mia attività è legata alla manualità e al colore - spiega Diodoro -; da sempre disegno, soprattutto a matita perché è per me lo strumento più accessibile e sicuramente il più diretto».
Negli ultimi anni di ricerca e studio ha perfezionato il suo stile svincolandosi dai modelli: «I miei punti di riferimento sono Andy Warhol e Shepard Fairy: il primo soprattutto per la rielaborazione di icone pop, il secondo per il segno pulito, diretto ed efficace».
Due artisti capaci di fondere arte e comunicazione, marketing e artigianato; le opere di Diodoro riprendono in maniera assolutamente personale queste linee guida, portando la sua mostra itinerante a riscuotere un successo inaspettato: «Mi sono già arrivate richieste di lavori su commissione: i soggetti dei disegni spaziano da ritratti di gente comune ad immagini scovate in Rete, che poi rielaboro su carta studiandone taglio, colore e ombreggiatura».
Un esempio che ben sintetizza lo stile di Diodoro - che firma le sue tele con l'acronimo di «Odd» - è l'opera «Guilty», divenuta locandina della sua personale, in esposizione fino al 31 marzo nel locale «Piccolo teatro» della Vecchia Stazione di Ora: «Come tutti i miei quadri, sono partito appunto dal disegno a matita: quindi l'ho scansionato e successivamente rielaborato con alcuni programmi vettoriali per poi stamparlo su canvas».
La mostra, che in aprile sarà esposta a Bolzano in un noto negozio di arredamento, in maggio sarà ospitata a Mantova e in giugno a Desenzano, all'interno di uno spazio espositivo interamente dedicato all'arte contemporanea.
Un'altra opera degna di menzione fra quelle esposte, è sicuramente «John Wayne for peace»: l'artista ha riprodotto un primo piano del noto attore statunitense, dipingendo il simbolo della pace sul paradigmatico berretto della cavalleria americana; Diodoro scherza sul messaggio del quadro: «Se anche il protagonista de 'Soldati a cavallo"» e «Berretti verdi» cambia atteggiamento nei confronti della guerra e della violenza, nella nostra vita quotidiana lo possiamo fare senza dubbio anche noi».

Andrea Montali