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Università, il Cdu scarica la Franceschini

 BOLZANO. Da ieri la posizione del rettore della Lub Rita Franceschini è un po’ più debole. Scade tra un anno il suo mandato, ma l’università ha iniziato a muoversi verso l’eventuale rinnovo del suo incarico o ricerca di un successore. Si è riunito ieri il Consiglio dell’università, l’organismo che avrà la parola finale sulla nomina. I consiglieri hanno deciso di sollecitare il parere al Senato accademico «a proposito dell’eventuale conferma dell’attuale rettore». Formalmente il passaggio è ineccepibile. Ma i conoscitori di quel mondo lo leggono così: troppo debole il messaggio del Cdu, si delega la soluzione al Senato, sapendo che la rettrice potrebbe non avere voti a sufficienza. Tra i candidati alternativi ci sarebbe il ritorno di Johann Drumbl.
 Da tempo è trapelata una certa insofferenza di un parte del mondo accademico verso la gestione del rettore. Ma il malumore di chi punta a non vedere rinnovato il mandato di Rita Franceschini si sta organizzando, è iniziata la conta silenziosa dei voti in Senato accademico tra i sostenitori della conferma del rettore e tra chi voterà contro.
 Attualmente il gruppo più pesante dovrebbe essere il secondo, ma non è detto che entro il 5 dicembre, data del prossimo senato accademico, la situazione non venga ribaltata.
 Una cordata interna potrebbe puntare su Johann Drumbl (Scienze della formazione). Sarebbe un ritorno. Drumbl è stato brevemente rettore dopo Alfred Steinherr ed è stato il concorrente diretto di Rita Franceschini nella gara internazionale conclusa con la nomina della rettrice. Drumbl: un collega ben conosciuto nei suoi pregi e difetti, perdipiù nominato nell’anno delle provinciali: una soluzione di passaggio, non dirompente, che potrebbe mettere d’accordo molti, dentro e fuori la Lub.
 Con una parte dei docenti convinti che si debba cambiare, si capisce perché la decisione del Consiglio dell’università venga riassunta brutalmente da un professore così: «Praticamente chiedono a noi di fare il boia».
 Per arrivarci, la questione dei tempi è essenziale. Se si seguisse la strada di un nuovo rettore, il Cdu dovrebbe decidere se procedere con un bando di gara internazionale, come l’ultima volta, o se effettuare semplicemente una selezione (interna o esterna). Per la gara, i tempi sono già stretti. Da qui la decisione del Cdu di chiedere al Senato di esprimersi. Il silenzio dei docenti non era passato inosservato.
 Ma come si è mosso il Cdu, dopo che in una delle ultime sedute la stessa rettrice avrebbe dichiarato la propria disponibilità a ricandidarsi? Il Cdu ha sollecitato il parere del Senato accademico, secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale uscito ieri dalla Lub, con una formula neutra: «Sulla base di quanto chiaramente definito dallo Statuto, nella seduta odierna il Consiglio dell’Università ha deciso di chiedere al Senato accademico un parere a proposito dell’eventuale conferma dell’attuale rettore».
 Gli specialisti del ramo avvertono: se il Cdu puntasse veramente alla conferma dell’attuale rettore, avrebbe inviato un messaggio più chiaro. Così si dà carta bianca al Senato accademico. E’ vero infatti che il Cdu deciderà il nuovo rettore senza obbligo di restare vincolato al parere del Senato, ma già oggi trapela che difficilmente il consiglio deciderebbe una forzatura, contrapponendosi a presidi e professori.
 In questa fase dunque, salvo sorprese, si starebbero saldando due realtà distinte: gli avversari del rettore nelle facoltà e i perplessi nel Consiglio dell’università.

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