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Il Vaticano: «Notizia tragica, altro odio»

 ROMA. «Una notizia tragica» preludio di nuovi spargimenti di sangue, di altri scontri fratricidi. Nelle parole del Vaticano lo sdegno e i timori del mondo occidentale di fronte all’avvenuta esecuzione del dittatore di Baghdad. La voce ufficiale della Santa Sede si è levata alle otto di ieri mattina, rilanciata in tutto il mondo da Radio vaticana. «È una notizia tragica che rischia di alimentare lo spirito di vendetta e seminare nuova violenza», ha detto il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. «La posizione della Chiesa cattolica, contraria alla pena di morte, è stata più volte ribadita»,
 Così padre Lombardi sottolineando che la pena capitale è sempre «motivo di tristezza, anche quando si tratta di una persona che si è macchiata di gravi delitti». «L’uccisione del colpevole non è la via per ricostruire la giustizia e riconciliare la società», ha proseguito il portavoce auspicando che «in questo tempo oscuro per il popolo iracheno tutti i responsabili facciano veramente ogni sforzo di pace».
 Il no della Ue. Anche l’Unione Europea ha espresso dissenso e preoccupazione per il futuro dell’Iraq. «La Ue è sempre stata contro la pena di morte che non andrebbe applicata in nessun caso», ha commentato il finlandese Erkki Tuomioja, presidente di turno della Commissione. «Saddam è stato processato da un tribunale iracheno. Ora ha pagato il suo debito», ha aggiunto il ministro degli esteri britannico Margharet Beckett, pur confermando la contrarietà di Londra alla pena capitale. Al popolo iracheno si rivolge invece la Francia esortando tutti «a lavorare per il futuro, per la riconciliazione e l’unità nazionale. Ora più che mai, l’obiettivo deve essere il ritorno alla piena sovranità e alla stabilità dell’Iraq», si legge nella nota diffusa dal governo di Parigi.
 La contrarietà di Roma. L’impiccagione di Saddam non è piaciuta nemmeno al Quirinale ne’ai leader di partito. «Interpretando i sentimenti profondi del popolo italiano e gli altri valori morali e giuridici della Costituzione, confermo la contrarietà del nostro paese a ogni sentenza di morte ed esecuzione capitale», ha dichiarato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. «C’è preoccupazione perchè l’esecuzione di Saddam serve ad aumentare la tensione. Questo è avvenuto nelle prime ore e mi auguro che non continui in futuro», gli ha fatto eco il premier Romano Prodi ribadendo la contrarietà del governo alle condanne a morte. Ma anche il capo dell’opposizione Silvio Berlusconi giudica l’esecuzione di Saddam «un errore politico e storico che non aiuterà l’Iraq a voltare te pagina». «Seppure decisa da un tribunale legittimo e dunque non espressione di giustizia sommaria - ha detto l’ex premier - l’impiccagione di Saddam rappresenta un passo indietro nel difficile cammino del paese verso una democrazia compiuta».
 Fermare il boia. In Italia, intanto, cresce il fermento per le sorti del cristiano caldeo Tarek Aziz, l’ex numero due di Baghdad, l’uomo che assieme alla diplomazia vaticana cercò fino all’ultimo di scongiurare la guerra. Detenuto in un carcere di Baghadad, Aziz «è molto malato» e come Saddam rischia il patibolo.
 «Ma le trattative per una sua liberazione sono in corso», ha detto ieri padre Jean Marie Benjamin, con un certo ottimismo. «È ciò che ci auguriamo», ha aggiunto padre Enzo Fortunato a nome dei frati francescani che il 15 febbraio 2003 accolsero Tarek Aziz in preghiera nella basilica di Assisi.