ARCHIVIO Alto Adige dal 2004

di Ezio Danieli

 LA VILLA. Domenica mattina partirà la ventesima edizione della Maratona dles Dolomites. Sveglia all’alba, punzonatura alle 5.30, via alle 6.15 sulla statale all’altezza della mitica pista Gran Risa, a La Villa. Neanche il tempo per massaggiarsi dal fresco del mattino che i muscoli sono già chiamati ad essere reattivi. C’è il Campolongo da superare, forse il meno ostico dei mitici passi dolomitici. Ma si sale comunque. Poi il primo tuffo su Arabba da dove si riprende a salire: vi sono da «vincere» i tornanti del Pordoi. Non sono pendenze da brivido ma la gamba deve «girare», altrimenti si torna indietro. Nessuno degli oltre ottomila sarà disposto a mollare di un metro. Il ciclismo è bello anche per questo: solo pedalando si va avanti. Faticando comunque. Al Pordoi, baciati dai primi raggi del sole (se piove o se nevica saranno dolori...), il fascino delle Dolomiti è già da attrazione fatale. Ma la Maratona non è finita. Tuffo verso Canazei, svolta a destra al bivio: c’è il Sella da vincere con la Forcella del Sassolungo che sembra lì, a portata di pedale. Ed invece c’è da sbuffare ancora per arrivare al passo. Altro tuffo verso la Gardena, svolta a destra al bivio Miramonti, qualche tornante, un tratto in piano sotto le rocce, altri tornanti e quindi passo Gardena. La discesa verso Colfosco è una liberazione dalla fatica, un massaggio per i muscoli. A Corvara il sospiro: ce l’ho fatta. Ma è soltanto la fine del tracciato più corto.
 Quello medio prevede un’altra volta il Campolongo, poi il Falzarego (non difficile ma lungo), il Valparola che precede la discesa verso l’Armentarola, San Cassiano, La Villa a pochi chilometri da Corvara, l’arrivo. I più bravi - ed i più allenati - per arrivare a completare il percorso lungo della Maratona devono «sorbirsi» anche il Giau che fa paura a vederlo anche se lo si affronta in automobile. Ma loro, appunto i più bravi ed i più allenati (e sono quelli che puntano anche alla vittoria) sono di un’altra dimensione rispetto alla maggior parte degli oltre ottomila che domenica mattina prenderanno il via.
 La metà dei partecipanti è italiana, l’altra metà proviene da 37 nazioni diverse: 2527 tedeschi, 913 olandesi, 208 austriaci, 149 belgi, 122 inglesi, 104 svizzeri, 90 sloveni, 83 statunitensi, 77 francesi, 70 spagnoli. Non manca la rappresentanza svedese, messicana, turca, canadese, ecc. Forte adesione anche da parte del gentil sesso. Saranno infatti 811 le donne alla partenza, che partiranno in una griglia dedicata a loro. L’iscritto più giovane è il bresciano Baresi Albrici Alberto (26.01.87). Il più anziano è Gazzetti Valter di Sassuolo, anno 1928. Come di consueto hanno dato l’adesione anche numerosissimi personaggi, i cosiddetti Vip. Tra questi il vicentino Enrico Fabris, oro olimpico nei 1500 metri di pattinaggio pista lunga, l’oro olimpico Giorgio Di Centa, gli azzurri di sci Massimiliano Blardone, Peter Fill, Manfred Mölgg, Kurt Sulzenbacher, gli sportivi Gianni Bugno, Fabrizio Macchi, Maurizio Fondriest, Natalie, Stefanie e Saskia Santer, Christian Zorzi, Ole Biörndalen, Gerda Weissensteiner, Isacco Jennifer, Maria Canins, Conie Carpenter e Davis Phinney, gli industriali Paolo Barilla, Matteo Marzotto e l’amministratore delegato di Italcementi Carlo Pesenti. Non mancheranno i politici altoatesini Veronica Stirner Brantsch e l’assessore al turismo Thomas Widmann, l’europarlamentare Vittorio Prodi, fratello di Romano Prodi.
 È una Maratona che continua ad avere un fascino del tutto particolare. Merito, ovviamente, delle Dolomiti che sono una corona ideale. Ma merito anche dell’Alta Badia e del comitato organizzatore che, ogni anno, profondono entusiasmo ed energie straordinarie. Tutti i concorrenti hanno apprezzato lo sforzo anche a sostegno dei bambini tibetani. È un messaggio di pace, di solidarietà e di fratellanza. Di questi tempi c’è proprio bisogno.
 Ha collaborato Christian Pizzinini  Le foto sono di Freddy Planinschek

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