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Prodi: sì al dialogo, ma la Tav si farà

 ROMA. Massima disponibilità al dialogo e ad ascoltare le ragioni di tutti, ma due cose devono essere chiare: la Tav si farà e l’ultima parola in merito la dovrà dire il governo. Alla riapertura del tavolo politico sull’alta velocità in Val di Susa, il presidente del consiglio Romano Prodi sceglie di ribadire la sua posizione favorevole al supertreno Torino-Lione senza per questo però chiudere nessuna porta alle esigenze delle comunità e degli enti locali che ieri si sono presentati a Palazzo Chigi. L’incontro, durato oltre due ore, è servito al governo soprattutto per sbloccare la situazione.
 Una vicenda incancrenitasi dopo gli scontri di dicembre in val di Susa e rimasta sospesa dall’ultima volta che gli esponenti no-tav erano venuti a Roma, convocati allora da Gianni Letta in rappresentanza del governo Berlusconi.
 Cambiati gli interlocutori romani, l’incontro di ieri è dunque servito a Prodi per ricominciare un dialogo dopo la tregua delle Olimpiadi invernali (e per questo è stato dato «pieno mandato» all’Osservatorio sulla Torino-Lione), ma anche per premere sull’acceleratore: «Queste infrastrutture si devono fare anche per onorare gli impegni presi a livello internazionale - ha ricordato - ed evitare che l’Italia resti fuori dai corridoi europei». Oltre a Prodi, la pattuglia di governo era formata dai tre ministri maggiormente interessati dal progetto alta-velocità, vale a dire Pierluigi Bersani (Sviluppo economico), Alessandro Bianchi (Trasporti) e Antonio Di Pietro (Infrastrutture). Di fronte a loro il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, la presidente della regione Piemonte Marcedes Bresso, il presidente della Comunità Val Di Susa Antonio Ferrentino, insieme al presidente delle Fs Elio Catania e all’amministratore delegato di Rfi Mauro Moretti. L’esigenza era di trovare un metodo di lavoro nuovo, che permettesse ai lavori di procedere pur tenendo conto delle esigenze degli abitanti della Valle. E su questo punto la via scelta sembra essere quella di non voler assolutamente fare barricate sulle soluzioni tecniche più discusse. Come la galleria internazionale o la possibilità di deviare il tracciato escludendo la bassa val di Susa, dove l’opposizione è più forte, scegliendo un percorso più a sud. Una soluzione alla quale non si opporrebbe neanche Loyola De Palacio, inviata dalla Commissione europea per capire cosa intende fare Roma. Una sollecitazione di cui Prodi è ben consapevole. «Dobbiamo prendere una decisione, altrimenti arriviamo alla paralisi del paese e restiamo isolati dall’Europa», ha spiegato.
Carlo Rosso