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C’è Scaccia nei panni di Carlo Goldoni

 BOLZANO. Una passione comune, quella per un teatro di qualità, e un destino di intraprendenza e delusioni, che non significano sconfitta ma necessità di fare scelte in cui credere, pare accomunare il vecchio Carlo Goldoni con Mario Scaccia e con Maurizio Scaparro.
 Dal 4 all’8 febbraio la stagione del Teatro Stabile di Bolzano ospiterà (al Nuovo Teatro) lo spettacolo ispirato ai “Memoires” del grande veneziano allestiito da Scaparro con l’aiuto per il testo di Tullio Kezich. In scena, coprotagonista con Scaccia, Max Malatesta, suo alter ego giovane, quale fu davvero per Goldoni l’ Anzoleto di “Una delle ultime sere di Carnovale”, che lascia l’amata Venezia per andare a cercar fortuna all’estero. E con loro molti altri, da Dely De Majo (la moglie Nicoletta), in scena brava e con disinvoltura nonostante un recente incidente che le limita la mobilità, a Enzo Turrin (l’impresario Medebach), Luca Mascia (piroettante Arlecchino) e, per citare solo qualcuno, Donatella Ceccarello (prima attrice) e Gaia Aprea (Corallina). Musiche di Germano Mazzocchetti eseguite dal vivo da Alessandro Panatteri.
 Una passione e possibilità di identificarsi che dà agli 84 anni di Scaccia un vigore raro, una capacità di comunicarci indignazione, dolori e malinconie del Goldoni umiliato ma mai prono, come dice ricorda lui stesso: “Ero a corte, ma non sono stato mai cortigiano”. Si veda la scena in cui difende la sua idea di teatro nuovo, di caratteri e con un testo tutto scritto, “per ridare dignità ai comici”, davanti a attori critici e spaventati, abituati ai canovacci e a recitare all’improvviso, o quando gli insegnano la riverenza da fare al passaggio di Luigi XVI, quando si trova a Versailles (nel cui teatro questo spettacolo, che dal 3 febbraio sarà in tournee, dovrebbe finire, per trovare la sua collocazione ideale).
 I “Memoires’ sono qui una occasione per ripercorrere la vicenda artistica e umana di Goldoni, citando sue varie opere, e lavorando sulle pagine appunto delle memorie ma anche delle lettere, per integrale di quanto omesso e che Anzoleto gli ricorda.